Archivio per marzo, 2009
Sebastian Giovinco è un classico caso di prospettiva ingannevole. Visto da vicino è meno piccolo di quello che appare dalla tribuna di uno stadio o attraverso il tubo catodico.Saranno quelle "Nike" rosso fiammante da pilota di F1, sarà la stretta di mano certamente non minuscola.Come minuscole non sono le sue timidezze, tipica caratteristica del fantasista, ancorché dirottato su corsie laterali perché la sua casella è già occupata.
Sebastian Giovinco è giocatore d'attacco sul prato, mentre la fase difensiva gli riesce meglio nell'uno contro uno sul divano.
All'esterno una primavera precoce e ingannevole, dentro un giovane uomo disarmante, ma non disarmato.
Ecco il pianeta-Giovinco.
Nome.
"Sebastian".Per via del nonno paterno,masenza la "o".
"Mia mamma voleva modernizzarlo ."Cognome.
"Giovinco".Cognome da fantasista.
"Cognome siciliano, di Bisacquino."Bello, dov'è?
"Provincia di Palermo, attaccato a Corleone."Lo conosce?
"Ci sono stato una volta, mentre a Catanzaro Lido, la città della mamma, vado quasi tutti gli anni."Nomi dei genitori.
"Elvira e Giovanni".Professione?
"Papà metalmeccanico, mamma casalinga."Fratelli?
"Giuseppe, di tre anni più giovane, gioca nella Primavera della Juve."Ruolo?
"Come me".Chi è più bravo?
"Non lo so, lui è bravo, però".Dove vive?
"Beinasco, non è lontano da qua".Da solo?
"Con la mia famiglia".Come si sta a Beinasco?
"Bene, ci sono i miei zii, imiei amici, ci conosciamo tutti."Studi?
"Uhm. Ho fatto fino alla terza geometra, l'ho ripetuta un paio di volte, poi ho mollato lì."Segni particolari?
"Tre tatuaggi. Un disegno polinesiano sulla gamba destra, degli ideogrammi sul braccio sinistro e le iniziali della mia famiglia ''Gges'' sul collo."Lei è molto legato alla sua famiglia.
"La famiglia è la cosa più importante."Che cosa le ha insegnato?
"Quello che sono. Senso della famiglia, appunto, serenità nell'affrontare la vita, rispetto degli altri. Educazione, insomma."Ha cominciato per caso, non per vocazione.
"Ho accompagnato un amico a una partita. Mancava uno per fare numero. Sono entrato."e non è più uscito. Ma senza spinte dai genitori.
"Mi hanno sempre detto di fare quello che mi sentivo, poi è stata una scelta mia."e adesso che è famoso, che dicono?
"Sono contenti, ma non sono di quelli che troverete attaccati alle reti di recinzione del campo."Quindi non aveva poster di campioni attaccati in camera?
"Più che altro non avevo la camera. Io e mio fratello dormivamo nel tinello. Non c'era spazio per i poster."Il primo pallone?
"Quelli della Juve, quando sono entrato nel settore giovanile. Prima ce l'avevo, ma non era il mio."Però, fin da allora, aveva il mito del numero 10.
"Del Piero, ovviamente. Ma anche gli altri grandi: Baggio, Zola, Maradona."Qualche nome di oggi?
"Messi, Cristiano Ronaldo".Siamo praticamente a metà intervista e non abbiamo ancora parlato dell'altezza.
È contento?
"Mai avuto problemi, ce l'hanno gli altri."In che senso?
"C'era chi mi diceva: ''Sei basso e quindi non ce la farai ad arrivare a grandi livelli''.Come ha speso i primi soldi guadagnati?
Opinioni. Ma nessuno si è mai permesso di prendermi in giro."
"Mi sono comprato una Ypsilon. Prima andavo a piedi."Il soprannome "formica atomica " le piace?
"sì, mi piace".Un giorno sulla questione dell'altezza ha dato una bella risposta: "Bisogna essere grandi dentro".
"Non è mia, l'ho presa in prestito."Lei è sempre così sincero?
"Sempre".Conferma che è geloso e che non vuole che la sua fidanzata venga allo stadio?
"Vera la prima, non la seconda".Cioè?
"Sono geloso. Molto. Però la mia ragazza non viene allo stadio perché le interesso io e non il calcio. E finora non è che dall'inizio abbia giocato molte volte."Non fa una grinza. Come si chiama la sua ragazza?
"Lo dobbiamo proprio dire?".No, se non vuole.
"Ok. Si chiama Shari".Visto che siamo arrivati allo stadio, parliamo un po' dei suoi sogni.
"All'inizio volevo arrivare a giocare in serie a, poi a giocare nella Juve, adesso voglio vincere con la Juve."Pragmatico.
"Quando sento che sto per arrivare a quello che volevo, già penso a qualcosa d'altro."Si porta avanti.
"Io sono all'inizio, ancora non ho fatto niente, devo lavorare. E molto. Raggiunto un obbiettivo te ne devi subito porre un altro, questo distingue un campione da un giocatore normale."Dove deve migliorare?
"Devo essere più continuo nel gioco. Ogni tanto mi prendo delle pause durante le partite. È la continuità che consente il salto di qualità."Però c'è anche bisogno di continuare a giocare.
"Non facciamo polemiche".
Ci mancherebbe, qui già non mancano.
"Pur di giocare accetto qualsiasi ruolo, ma il mio posto lo conoscono tutti, è dietro le punte, o la punta."Che difetto si riconosce?
"Sono testardo".Non sempre è un difetto. Che ne dicono i suoi amici?
"Io lego con tutti, non ho problemi ."Ci sarà qualcuno che conosce meglio.
"Marchisio, siamo cresciuti insieme."
Lui ha la sua età ed è già sposato.
"Lo farò anch'io, ma ora non ne sento il bisogno."e poi la mamma è sempre la mamma.
"Ogni giorno le chiedo qualche piatto diverso. Adoro la pasta al forno con le verdure."Quando non gioca a calcio che fa?
"Dormo".Sempre?
"No, non sempre, ma gli allenamenti sono stressanti e quando posso mi riposo.Ma la gente non la riconosce?
Oppure faccio un giro, ieri sono stato al cinema. Niente di speciale."
"Per fortuna sì".e non le dà fastidio?
"a Beinasco? Ma va".Lei gode di molta popolarità tra i tifosi della Juve.
"È perché sono di qui, di Torino, mi conoscono non solo come calciatore, ma come ragazzo."Guardi che non la apprezzano solo a Torino. Per i tifosi della Juve lei sta diventando un idolo.
Ci pensa a questo? La popolarità, le aspettative sono un problema?
"Per tanti potrebbero essere un problema, ma io so che ci sono momenti facili e momenti difficili e ho un carattere forte per andare avanti.Aiutiamo la Juve decimata dagli infortuni: come si fa a credere ancora allo scudetto?
Questo aiuta."
"Se uno non ci crede vada altrove, alla Juve bisogna provare a vincere sempre.Lei, in compenso, non se la tira per niente.
Poi alla fine si tirano le somme."
"È il mio carattere, sono sempre lo stesso."Ma lei è veramente così?
"Così come?"Tranquillo.
"Tranquillissimo. Ma non mi fate arrabbiare."
Giovedì 19 Marzo 2009
del 19 Marzo
Sebastian Giovinco aveva già dato la scossa contro il Chelsea, contro il Bologna ha dato una spinta decisiva alla rimonta-vittoria.
Anche grazie a un suo grande gol. É stata la prima standing ovation tributatagli dal pubblico dell'Olimpico di Torino. Che lo ha spesso coccolato e atteso come il nuovo messia del calcio, abbagliato dalle magie mostrate in Primavera.
Fino a sabato sera, però, Giovinco detto la Formica Atomica aveva giocato a intermittenza: pochi minuti qua e un po' di più là, una buona giocata e qualche pausa di troppo.
Un ruolo - quello di esterno sinistro di centrocampo - che non è tutto nelle sue corde e una squadra che non sempre l'ha supportato a dovere, prigioniera di un modulo e di equilibri non facili da sovvertire.
" Forse non tutti, al mio posto, avrebbero resistito - ha dichiarato pochi minuti dopo a fine della partita contro il Bologna - Io però ho sempre creduto di poter trovare spazio anche in prima squadra: i dubbi ce li avevano gli altri, semmai ."Detto così, tutto d'un fiato. e non è la prima volta: consapevolezza, autostima, voglia di emergere e di non sentirsi inferiore a nessuno.
Ma, ancora: desiderio di sentirsi ed essere protagonista nella squadra in cui è cresciuto e per la quale ha ovviamente sempre fatto il tifo, avendo come idoli prima Platini, poi Roberto Baggio e infine Del Piero.
Nel vivaio bianconero ci è entrato all'età di sette anni - lui che è nato e risiede a Beinasco, paesino attaccato a Torino dove vive ancora con la famiglia: papà siciliano, mamma calabrese e fratello Giuseppe che gioca nella Primavera della Juventus - seguendo tutta la trafila e vincendo uno scudetto con la Berretti e uno con la Primavera, più un Torneo di Viareggio.
Su di lui si è spesso detto
" gran talento, ma con quel fisico dove vuole andare? ". Lo ha pensato anche il Toro: " Mi hanno semplicemente detto "con la palla te la cavi, ma è meglio se lasci perdere: sei troppo basso
" - ha raccontato lui stesso in varie occasioni - e dire che il calcio ha visto tanti piccolini mica male: Maradona, Zola, Messi, Xavi ".Paragoni scomodi e pesanti. Meglio guardare all'oggi. a una Juve da prendersi il più spesso possibile, a un allenatore e una dirigenza da convincere che non vale poi la pena andare a spendere troppi soldi per uno straniero che diventi l'erede di Nedved.
" Provo a migliorare anche in fase difensiva, pur essendo consapevole dei miei limiti. É ovvio che io dia il meglio di me con la palla tra i piedi, però credo di essermi applicato anche in fase di non possesso". Seconda punta, trequartista, esterno di centrocampo nel 4-4-2: il futuro di Giovinco - ragazzo che viene dalla strada e che per strada torna appena può: niente discoteche alla moda, niente Formentera e, semmai, la piadineria da frequentare con i vecchi amici nel centro commerciale vicino casa - è questo, bisognerà capire se a tempo pieno o solo parttime.
Su di lui la Juve ha dimostrato di credere prolungandogli il contratto fino al 2011 a cifre intorno al milione a stagione:
" Aveva già acceso la miccia nel finale della partita contro il Chelsea - ha confermato Ranieri - Contro il Bologna è stato davvero super ."Se ne sono accorti tutti e adesso la curiosità si sposta ai prossimi impegni: con il possibile rientro di Nedved e l'addio alla Champions League, le occasioni potrebbero rarefarsi.
Di sicuro, non sarà facile accantonarlo in tutto e per tutto dopo quanto mostrato contro Chelsea e Bologna.
"Forse perchè ho giocato tre partite di seguito e quindi comincio ad avere una continuità- dice il fantasista a Sky- Prima mi mancava il ritmo partita.Ecco la virtù del campione: non essere mai contento, cercare sempre di migliorare. Anche quando tutti intorno pensano solo a farti cambiare idea.
Con un po' di continuità in più, un giocatore si esprime meglio."
"Non avevo nessun dubbio sul fatto di rimanere alla Juventus, forse erano altri ad averne. Io credo nelle mie potenzialità e quindi sono molto contento. Lo sanno tutti qual è il mio ruolo, anche il mister lo sa, però cerco di adattarmi a quello che mi chiede lui."E adesso l'Inter si avvicina.
"Era fondamentale vincere per rispondere all'uscita dalla Champions. E poi anche per avvicinarci all'Inter. Lo abbiamo fatto."
"Tutti i difensori in questo periodo sono cattivi con me - ha accusato Pato - e non mi lasciano fare la giocata che mi piace di più e che mi riesce meglio: andare via in velocità.Per questo motivo il giovane attaccante milanista ha invocato la presenza di un compagno di reparto al suo fianco:
I difensori entrano subito su di me, sulle mie caviglie, non cercano la palla. Gli arbitri non fischiano, io non so cosa devo fare di diverso perchè gli arbitri mi fischino qualche fallo a favore.
Contro la Samp, ho anche preso una botta in faccia (da Gastaldello; ndr)... ."
"Quando si gioca contro quattro difensori, è importante per me avere un altro attaccante vicino che mi aiuti a trovare spazio.Comunque la stagione di Pato fino a questo momento è da considerare più che positiva:
In due davanti è più facile, si gioca meglio."
"Diciannove gol (12 in campionato, 3 in Coppa Uefa, 2 in amichevole e altrettanti in Nazionale; ndr) sono tanti.a proposito di difensori, Pato ha avuto in Maldini e Kaladze (purtroppo adesso il georgiano è gravemente infortunato) due...avversari davvero temibili:
Devo confessare che spesso vado su 'Youtube' e me li riguardo. Sono felice perchè sento i tifosi del Milan che urlano il mio nome. Tutto questo è molto bello."
"In allenamento sono bravissimi, fanno paura quando partono per venire a prendermi la palla.Pato qui al Milan finora ha avuto paura solo in un'occasione:
Sono loro quelli più difficili che ho affrontato. Inzaghi e Shevchenko mi aiutano molto per imparare i segreti della fase offensiva."
"a gennaio ho pensato che se Kakà fosse andato via sarebbe stato per noi un momento difficilissimo.Ma il suo vero idolo, da sempre, è un altro grandissimo brasiliano, Ronaldo:
Sono contento che abbia ascoltato il cuore, ha ascoltato tutte le persone che gli vogliono bene e che ha deciso di rimanere."
"Ogni tanto lo sento, sono contento che sia tornato. Gli auguro di riuscire a tornare il vero Ronaldo, che possa fare bene per il Corinthians. Io credo che possa tornare a essere nuovamente il Fenomeno per eccellenza."Pato e i suoi gol domani saranno ancora una volta fondamentali per cercare la vittoria scaccia-crisi che alimenti la rincorsa al terzo posto.
Il brasiliano ha lanciato un appello ai tifosi del Milan che in questo periodo sono molto severi e critici con la loro squadra:
"Ai tifosi dico che noi siamo qua a impegnarci, che in campo diamo il nostro meglio, tutti giocano con il cuore per arrivare in Champions.Nella crescita professionale e umana di Pato ha avuto un ruolo fondamentale il cittì della Nazionale brasiliana, Carlos Dunga:
Solo che a volte ci possono essere partite difficili, che nascono male, in cui noi fatichiamo a segnare e gli avversari lo fanno alla prima occasione.
Ma garantisco ai tifosi che noi diamo sempre il meglio."
"a Pechino mi ha lasciato fuori perchè ha visto che non ero in forma, dando giustamente spazio a giocatori che stavano meglio di me.
Questo mi è servito molto per crescere, per maturare. Ho ringraziato Dunga perchè anche lui mi ha insegnato molte cose."
É un problema se ci sono tutt'e due insieme, lo è di più se mancano tutt'e due.
Così tocca a un altro brasiliano, il più giovane di tutti, cercare di risollevare le sorti del Milan arrancante di questi tempi.
Si chiama Pato ed è un fenomeno.
Tiro da Paura - Anzi, del vero (ex) fenomeno brasiliano, cioè Ronaldo, ha una cosa in comune: il tiro.
Secco, preciso, potente, rapido e velenoso, come quello di Ronie.
Pato si è lamentato del trattamento dei difensori, parlando ai microfoni della tv di casa.
Ma questo, lo capirà in fretta, non è niente.
Più cresce, più avranno cura di lui, una cura molto particolare, alla quale Pato ha una sola possibilità di sfuggire: fuggendo.
E spesso ci riesce perché prima del tiro ha uno scatto micidiale.
Ha ragione Ancelotti quando dice che non ha nessun bisogno di fare tanti ghirigori in campo, di passarsi la palla da un piede all'altro (è quello il momento in cui i difensori non lo sopportano e lo buttano giù), di fintare o dribblare all'infinito.
Goleador - Non ne ha bisogno perché Pato può andarsene nel modo più efficace e semplice, lanciando la palla davanti a sè e superando in velocità il suo difensore.
Finora ha segnato 12 gol in campionato e 3 in Coppa Uefa, nel particolarissimo campionato degli Under 20 è in testa alla classifica di rendimento, con l'interista Santon.
Tutti gli altri, a cominciare da Balotelli per finire a Jovetic, sono staccati.
Il Milan è a suoi piedi.
Anzi, ai suoi tiri.
Chi vi ricorda?
Chi è? Vi dico solo che ha giocato l'ultimo trofeo di Viareggio.










