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ATTENZIONE: Sideris, come pochi altri al mondo, possiede doti naturali che gli permettono di pescare a quote impensabili. Ilovepescasub insiste affinchè non proviate ad emulare le sue gesta che, ripetiamo, non sono raggiungibili con il solo allenamento.
Buona lettura.

“Finalmente dopo svariati tentativi siamo riusciti a raggiungere al telefono uno dei personaggi più misteriosi del panorama agonistico internazionale. E dire che si tratta del vicecampione mondiale in carica. Abbiamo raggiunto al telefono nella sua Porto Eli niente meno che Giannis Sideris. Famoso per essere forse il più profondo tra gli agonisti attualmente in circolazione. Basti pensare che all’ultima edizione della Spearfishing Champion’s League è riuscito a catturare un dentice alla profondità di 58 metri!

Riuscire a scambiare due chiacchiere con lui è stato davvero un piacere. Sideris è, prima che un campione, una persona molto modesta e saggia. Pratica l’agonismo perchè ama questo sport, ma non ne fa una ragione di vita. Un tipo davvero particolare e fuori dagli schemi.

Tra l’altro la sua esperienza di vita lo ha visto trascorrere qualche anno a Napoli per studio. Quindi conosce e parla l’italiano abbastanza bene. Questo ha reso l’intervista molto più semplice!”

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Ciao Giannis, devo cominciare dalle domande di rito. A che età ti sei avvicinato alla pesca in apnea?
Ho iniziato a circa 14 anni. All’epoca avevo solo la maschera e delle pinne corte. Fin da subito per me fu naturale pescare tra i 15 e i 20 metri di profondità.

E poi?
Poi a 18 anni comprai la prima muta ed il primo paio di pinne lunghe. Quasi senza accorgermene mi ritrovai a pescare sul filo dei 30 metri. Tuttavia lo ritenevo assolutamente normale. Pensavo che fosse alla portata di tutti.

Per la maggior parte di noi comuni mortali i 30 metri rappresentano un traguardo lontano e riservato a pochi. A quanto pare per te non è così…
Non voglio far sembrare semplici ed esenti da rischi dei comportamenti o delle abitudini che sono mie. Voglio essere molto chiaro su questo perchè vedo fin troppi giovani che pensano solo alla profondità come valore di una preda. Nonostante la mia attitudine alla profondità, ne riconosco le difficoltà e i rischi.


Cernia di 15 kg catturata a 32 metri alla Champions League del 2005

Più fondo peschi e più rischi, in tutti i sensi. Penso che ognuno debba sentirsi prima di tutto a proprio agio quando pesca. Poi ognuno di noi raggiunge gradualmente ed in armonia quelli che sono i suoi limiti.

Nel tuo caso i limiti sono piuttosto profondi…
Ogni metro dopo i 30 è venuto gradualmente.
Alla fine mi sono ritrovato, come succede oggi, a pescare anche a 45 metri senza sganciare la cintura e senza l’uso di zavorre mobili. Ma cerco sempre di non strafare e di limitare le mie quote in funzione delle mie sensazioni che sono la mia vera guida.

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Quali sono i tuoi tempi d’apnea per essere operativo a queste quote?
Le mie apnee sono quasi sempre superiori ai 2 minuti, ma cerco di non andare oltre ai 2 minuti e mezzo.

Non hai mai avuto problemi di taravana? Molti atleti che come te hanno raggiunto quote così profonde con lunghi tempi d’apnea hanno avuto incidenti con questo tipo di problema.
Personalmente non ho mai riscontrato alcun problema di taravana. Posso solo dirti che quando pesco oltre i 40 metri poi sono molto stanco la sera, per cui preferisco non strafare.

So che il taravana colpisce con maggior frequenza ad un età avanzata. Per quel che mi riguarda faccio una vita molto regolare. Mangio sano e non vado mai a letto tardi. Non fumo e non bevo. Penso che tutto ciò mi aiuti molto nello star bene.


Cernia dorata catturata a 48 metri di profondità

Dalla facilità con cui parli l’italiano devo dedurre che conosci bene il nostro paese. Raccontaci un po’…
Ho vissuto qualche anno in Italia (a Napoli) per motivi di studio. Tra l’altro proprio in Italia, più di 10 anni fa, partecipai alle mie prime gare selettive a Napoli. Ricordo ancora che c’erano Fabio Figlioli, Fauci e Tortorella che ho conosciuto personalmente.

E come andò?
Male! Presi delle sonore batoste!
Ma mi servirono molto a crescere come pescatore. Penso che le gare ti possano insegnare molto, soprattutto se sai essere umile. Se pensi che gli altri prendano più pesce di te perchè hanno avuto fortuna o perchè qualcuno gli aveva passato delle mire buone, non imparerai molto!

A quanto pare ne è passata di acqua sotto i ponti da allora… so che sei l’attuale campione greco in carica. Cosa ti aspetti dal mondiale di Lussino?
Sono campione greco ma in Grecia l’agonismo non gode di buona salute. Spero si possano disputare ancora le gare, ma non vedo una bella situazione.

Per quanto riguarda il mondiale, partiremo il 25 agosto con la nave. Avremo 2 settimane abbondanti per preparare la gara. Non mi faccio nessuna idea al momento. Aspetto di vedere con i miei occhi. Penso che si debba sempre affrontare una preparazione a mente libera da preconcetti. Ti dirò che neanche mi interessa sapere cosa troverò, quando sarò li cercherò di trovare il pesce!

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Chi vedi tra i favoriti?
Come sempre Spagnoli, Italiani e Croati.

Forse questa volta i croati avranno una chance in più visto che giocano in casa…
Gareggiare in casa è un’arma a doppio taglio. Non potranno preparare bene gli ultimi giorni temendo di essere marcati a vista. E questo può essere molto limitante.

E poi non dimentichiamo che nel nostro sport abbiamo a che fare con organismi viventi di cui è molto difficile prevedere le mosse. Per cui è davvero difficile fare un pronostico!

Cosa stai facendo per prepararti al mondiale?
Vado a pescare. Fortunatamente il mio lavoro consiste nel gestire l’affitto di case ed uffici di proprietà della mia famiglia. Quindi riesco a ritagliarmi parecchio tempo per pescare.

Come mai ti sei spinto a pescare così profondo?
Dalle mie parti (Porto Eli ad Ermionida) non vedi un pesce se non scendi oltre i 25 metri. Così sono stato costretto a pescare a queste quote.

Anche in inverno con giacca da 9mm e pantalone da 8mm pesco tra i 30 ed i 40 metri. Solo in certe giornate di gennaio e febbraio capita di vedere qualche pesce in acqua bassa nelle giornate di mare mosso. Il motivo è da ricercare nella forte pressione antropica e tra reti e pescatori con le bombole!


Cernia catturata a 41 metri

Non oso chiederti quali cernioni tu possa catturare…
Sembrerà strano, ma io evito di sparare alle cernie molto grandi. Soprattutto se sono in posti poco conosciuti. Ho notato che la cernia grande mantiene viva la zona. In tal modo preferisco prendere ogni volta qualche bella corvina, oppure un dotto.

…il cernione si sarà affezionato a te… si avvicina calmo e tu non lo spari?
No! Cerco sempre di spaventarlo per evitare che prenda una sbagliata confidenza con il sub… altrimenti lo cattura qualcun altro!

Interessante quanto raro il tuo punto di vista!

Che fucili usi?
Prediligo un fucile in legno autocostruito di 125cm con asta da 7mm e doppie gomme ambrate. E’ molto preciso e mi permette di sparare con facilità anche a 5 metri di distanza dalla punta dell’asta.

carangidi

Cosa ti senti di dire ai nostri lettori… a quelli che magari sperano che tu possa dare qualche suggerimento per migliorare le proprie doti da profondista?
Penso che sia sbagliato guardare alla profondità. Consiglierei di usare l’orologio solo per i tempi di recupero. Ognuno di noi ha i suoi limiti e bisogna rispettarli. L’importante è pescare a quote in cui ci si senta a proprio agio senza mai strafare! Purtroppo molti giovani stentano a capire tutto ciò!

Un saluto all’Italia ed in particolare ai lettori di I LOVE PESCA SUB!


A cura di I. Bisulli e L. La Manna
© 2010 ilovepescasub.com

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libro-subacqueaLa storia, attraverso un caleidoscopio di foto, documenti e aneddoti.
A cura di Marina e Franco Martini.

Prezzo: 18,90 Euro
Formato: 17 x 24
Confezione: Brossura
Pagine: 204, illustrato a colori

I “Graffiti”, a cui si riferisce il titolo di questo volume dedicato alla storia della subacquea italiana, sono il risultato di una lunga e accurata selezione di materiale storico portato alla luce per dare una voce a tutta la storia della subacquea, senza pregiudizi.

Non solo foto, documenti e stralci da vecchie pubblicazioni ma anche testimonianze raccolte direttamente da chi ha tenuto a battesimo o fatto crescere la subacquea italiana.

“Quelli della tribù delle rocce sono uomini di pelle scura ma chiari di cuore… vivono solitari guardando e sognando. Sanno dove trovare la felicità, ma percorrono strade lontane dal credo dell’umanità, strade percorse solo da rari viandanti.”

Così scriveva dei subacquei nel 1950 Duilio Marcante; così Lino Pellegrini, Folco Quilici, Alessandro Olschki, Gaetano “Ninì” Cafiero, Principe Francesco Alliata di Villafranca, Alessandro Marroni, Faustolo Rambelli, Massimo Scarpati… e tanti altri, tutti citatati nell’indice dei nomi, hanno lasciato “orme” di parole a memoria del passato.

Questa raccolta, che non ha sommario, in quanto non si poteva dare un ordine al contenuto di un sacchetto di perle tutte uguali, è come una vecchia scatola, trovata in solaio, colma di lettere, foto, documenti, banconote scadute, francobolli… pezzi rari, spesso unici, che appassioneranno chi è attento alla storia.

Fà un certo effetto guardare le pubblicità e foto d’epoca e rendersi conto di come siano tanto cambiate le cose da quei “tempi d’oro” della subacquea italiana. Un vero e proprio viaggio nel tempo.

Molto bello il primo aneddoto di Massimo Scarpati sul Campionato Euroafricano del ‘67 durante il quale venne abbandonato dal barcaiolo in mezzo al mare perchè lo avevano minacciato. Prese solo una cernia ma stravinse la seconda giornata, purtroppo non riuscì ad aggiudicarsi il campionato per soli 200 grammi!

Da non perdere, in libreria.

Erga edizioni
Distribuito da CDA Bologna

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LeRoi design, rappresenta una giovane e moderna realtà produttiva nel campo delle mute subacquee su misura e si propone grazie ad una ventennale esperienza nel settore.

Grande importanza è data alle varie fasi del processo di lavorazione e confezionamento delle mute su misura: qualità dei materiali, delle mescole, delle fodere, delle funzionalità del taglio e del design uniti nel processo manifatturiero diretto, offrono soluzioni sempre più idonee alle esigenze della clientela.

Liscio spaccato, foderata, mimetica, personalizzata; sono tanti i modelli di muta disponibili presso LeRoi design.

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L’esperienza di Antonio Piscitelli, titolare di Le Roi design, nella pesca in apnea e nell’agonismo fà si che ogni muta sia studiata per ottenere il massimo, ma lo aiuta anche a trovare sempre nuove soluzioni innovative come il sistema Trick Power, uno speciale schienalino a sgancio rapido che si fissa grazie al neoprene velcrato inserito sulla giacca e garantisce un sistema di zavorramento stabile senza fastidiosi slittamenti.

zavorra

Folto il team agonistico LeRoi che vanta forti atleti come Daniele Colangeli, Andrea Settimi, Sebastiano Rosalba, Gabriele Delbene e Jonathan Perez, a cui è possibile rivolgere domande direttamente dal sito LeRoi.

grotto

Oltre alla muta su misura e al Trick Power è possibile acquistare i tanti accessori disponibili, il tutto anche online attraverso l’apposito Shop.

LeRoi design offre il 7% di sconto sui suoi prodotti ai lettori di ilovepescasub. Per ottenere il codice sconto basta registrarsi QUI.

Catalogo prodotti e informazioni sono disponibili sul sito ufficiale: www.leroidesign.it

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TERZA PARTE: Il mare non è cambiato.

Credits
Intervistatore: Riccardo Valente
Riprese: Viatori Enrico
Intro: Igor Bisulli
Editing: Lorenzo La Manna

> Indice puntate

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aida

E’ terminata sabato 10 luglio con le prove di apnea dinamica a Okinawa, Giappone, il settimo campionato mondiale di apnea a squadre AIDA.

A primeggiare sono state le squadre di Danimarca e Giappone che chiudono la manifestazione piazzandosi rispettivamente prima e seconda grazie alle ottime performance nelle tre discipline apneistiche (costante, dinamica e statica) dei propri atleti, fra cui l’ottimo Ryuzo Shinomiya che giocava in casa.

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Da segnalare il nuovo record mondiale di apnea dinamica dell’apneista francese Frédéric Sessa, che realizza la distanza di ben 255 metri.

Il video del record mondiale:

Le classifiche finali complete:

Maschile:

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Femminile:

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martinuzzi-claudio

Continuiamo con la seconda parte della video-intervista al mitico Claudio Martinuzzi; in questa puntata Claudio ci parla di una tecnica con cui prese una grossa cernia a dir poco singolare e di pescate inimmaginabili d’altri tempi.

Buona visione.

SECONDA PARTE: Cernie impossibili e pescate straordinarie

Credits
Intervistatore: Riccardo Valente
Riprese: Viatori Enrico
Intro: Igor Bisulli
Editing: Lorenzo La Manna

> Vai alla prima parte dell’intervista.

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nettuno

(ovvero: la potenza delle Istituzioni Mediatiche)
La regola non scritta dei mezzi di comunicazione di massa dice che, se una disciplina sportiva NON è “Sport Olimpico”, il mondo non la conosce e, per quanto possa essere bella, questa disciplina non avrà mai un valore paragonabile a quello di uno sport olimpico. Forse solo il rugby ed il golf sono sport tanto famosi da fare eccezione a questa regola, ma pare che presto entreranno a far parte anche loro del grande “impero mediatico” delle olimpiadi, perché davvero nessuno può permettersi di restarne fuori.

Si potrebbe dire che tutto si spiega con la frase: chi è dentro il “circo olimpico” è dei “nostri” (intendendo per “nostri” le istituzioni sportive e televisive) e chi è fuori non conta niente! La televisione fa il bello ed il cattivo tempo e decreta il successo di una disciplina sportiva, nella misura in cui questa disciplina può diventare uno spettacolo “televisivamente commerciabile”, secondo le stesse regole che determinano il successo o il fallimento di trasmissioni popolari come il “grande fratello”, “l’isola dei famosi” o “amici”. Ci devono essere, cioè, tutti gli ingredienti della commedia umana in una forma molto semplice ed in dosi “da cavallo”. Il simpatico e l’antipatico, il buono e il cattivo, il felice e il deluso e così via, come in una specie di “Beautiful” in versione sportiva.

Ma lo sport?
Lo sport passa in secondo piano.

Infatti per qualsiasi sport (ad eccezione forse solo del calcio) vale la regola che, per quanti siano i suoi appassionati ad un certo livello ed i suoi sostenitori che lo conoscono almeno in modo elementare, sono molti di più quelli che non ne sanno niente. Ed è proprio nella spasmodica ricerca del consenso di questo ”spettatore qualunque” che si fonda il successo del concetto televisivo “Olimpico” dello sport contemporaneo. Una volta ogni quattro anni – durante il grande “circo olimpico” – lo “spettatore qualunque” è il cliente corteggiato dal grande mercato mediatico in cui viene offerta qualsiasi attività sportiva sia contrassegnata con l’etichetta olimpica. In molti casi questa opportunità delle Olimpiadi viene a premiare giustamente sport stupendi che, altrimenti, non avrebbero il seguito che meritano, come per esempio il nuoto (in particolare quello di fondo) oppure il triathlon (solo per fare due esempi).

nuoto

In altri casi premia sport che hanno un passato molto suggestivo ma scarso seguito popolare nei tempi moderni, come ad esempio il tiro con l’arco ovvero la scherma. Sto comunque parlando di tutti sport veri, che hanno propri praticanti, appassionati, tifosi e campioni. Ovviamente per questi sport che ho citato, come per tanti altri, non mi resta che dire: viva le Olimpiadi! Sono davvero contento che esista questa opportunità di far conoscere – in qualche modo – tanti meravigliosi sport al di fuori della propria nicchia di appassionati. Quello che ho detto vale per gli sport autenticamente popolari, legittimati cioè dalla passione della gente, indipendentemente dalla “santificazione” mediatica della passerella olimpica.

Ma quando una Istituzione (come quella olimpica)  ha tanto potere ecco che la tentazione di “creare” qualcosa dall’alto senza legittimazione popolare diventa forte. E alla fine succede. Un esempio per tutti è quello del Pentathlon moderno (sport sicuramente spettacolare).

Dove sono i tifosi del pentathlon? Dove gli appassionati? Dove gli atleti praticanti?

E’ inutile cercarli, non ne troverete nessuno.
Prima è nato lo sport e poi gli sportivi (poche decine di professionisti).

Esistono tre medaglie olimpiche in palio e le varie federazioni nazionali si impegnano a cercare un certo numero di atleti eclettici che possano competere per conquistarle, e li mettono sotto contratto. Alcuni di loro provengono dal nuoto, altri dalla scherma, altri dall’atletica e sono costretti – per lavoro – ad imparare le altre discipline.  Ma per come la vedo io è una cosa di una tristezza deprimente e, soprattutto, ingiusta nei confronti dei tanti meravigliosi sport poco conosciuti che, pur essendo popolari e vantando nel mondo centinaia di migliaia (e a volte milioni) di appassionati sono fuori dal “circo olimpico” e, per una ragione o per l’altra, sono destinati a rimanerne fuori per sempre.

Uno di questi sport, il più bello e completo di tutti, è la pesca subacquea.

Noi non potremo mai essere sport olimpico perché ammazziamo i pesci.

Mi viene da ridere amaramente a pensare a questa frase, che sento ripetuta centinaia di volte. Quanto è ignorante ed ingiusto il mondo! Tutti i bravi spettatori televisivi delle olimpiadi possono mangiare “bastoncini di pesce” surgelati, che sono fatti con pesce pescato con mezzi industriali dotati di un massiccio potenziale distruttivo “da pulizia etnica”, ma non possono vedere un omino coraggioso con la muta addosso che si butta in mare in condizioni proibitive per praticare uno sport vecchio come il mondo che rievoca una tradizione culturale millenaria, esattamente come quella della scherma o del tiro con l’arco.

La ragione?
La ragione è che in questo sport si vede che si uccidono dei pesci.

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Chiaramente, per un’ipocrita mentalità perbenista da due soldi, i pesci si possono uccidere tranquillamente, anzi si possono distruggere con  mezzi industriali,  ma lo si deve fare senza che la cosa sia vista e soprattutto lo deve fare qualcun altro (una specie di killer che ce li fa trovare già morti sul bancone del mercato). Allora va tutto bene. E il nostro bravo spettatore può sgranocchiare il suo croccante bastoncino di pesce mentre guarda le gare di atletica alle olimpiadi.

Che ipocrisia!

Per questa ragione possiamo ancora dirci fortunati che ci sia una federazione nazionale e internazionale che organizza gare del nostro sport in modo ufficiale, consentendo ai nostri atleti di fregiarsi di titoli nazionali e mondiali. Anche se a me francamente (facendo un parallelo con il Pentathlon moderno) fa un effetto stonato che si possano fregiare degli stessi titoli atleti che si impegnano in discipline sportive come il “rugby subacqueo” o “l’hockey subacqueo”. Discipline che non conosce nessuno e che io credo siano state inventate di sana pianta a tavolino. Poi magari mi sbaglio e la loro origine nasce dal desiderio di sport di qualche gruppo di frequentatori di piscine. Ma anche in questo caso la questione non si sposta di molto.

Infatti quanti sono i praticanti di questi sport? Dove sono i praticanti di questi sport? Io conosco tante piscine con istruttori di Pesca e di Apnea di varie didattiche, conosco perfino parecchi atleti che si occupano della disciplina del tiro a segno subacqueo (che è un gruppo molto più piccolo). Ma i praticanti di questi strani sport di squadra dai nomi suggestivi, non li incontro mai e scopro che esistono solo quando, ogni tanto, leggo su qualche rivista che si è tenuto un campionato e che qualcuno l’ha vinto. Dico ciò senza nulla togliere alla serietà degli atleti ed alla legittimità delle loro competizioni. Per carità. Se la federazione organizza le gare loro fanno bene ad iscriversi, divertirsi e vincere. Voglio solo intendere che si tratta di sport non paragonabili alla la pesca in apnea che è molto popolare lungo tutti i litorali del mondo (e ovviamente italiani) e che è un vero “sport della gente”.

Recentemente sul Pescasub cartaceo si è fatta una inchiesta sul fatto se le gare di pesca siano ancora attuali o se invece siano ormai da considerare anacronistiche (sempre per quel fatto che durante le gare si uccidono i pesci). Io stesso ho curato la seconda parte dell’inchiesta ed ho intervistato tanti personaggi del nostro mondo per raccogliere la loro opinione su questo tema ma, da bravo cronista, non ho detto la mia. Se l’avessi fatto avrei detto che ero d’accordo con Umberto Pelizzari. Infatti sebbene anche io non abbia mai partecipato ad una gara e quello della “competizione” non sia certo il mio modo di intendere la pesca subacquea.

pelizzari

Tuttavia sento il dovere morale di dire che non c’è niente di male a vivere il nostro sport in una chiave agonistica e ci mancherebbe altro che ci dobbiamo nascondere o vergognare. Anzi alle Olimpiadi (con la “O” maiuscola) ci dovrebbero invitare subito con tutti gli onori!

Molti altri avrebbero seri motivi per vergognarsi e non certo noi.
Allora  perché subiamo l’ostracismo e siamo relegati tra gli sport “popolari fuori dal palazzo”? Non è il valore che ci manca. E nemmeno il numero visto che siamo decine di migliaia di persone. Quello che ci manca, forse, è la capacità di comunicare in modo efficace. Come proprio Umberto Pelizzari ha dimostrato “comunicando” – invece – meravigliosamente il nostro sport in una trasmissione televisiva nazionale (cosa della quale non lo ringrazieremo mai abbastanza).

Saremo capaci di seguire il suo esempio?

Io nel mio piccolo – non certo con i risultati del grande Umberto – ci provo e continuerò a provarci. Spero che lo facciate anche tutti voi.

Gherardo Zei

> Indice Rubrica Figli di Nettuno

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squadra-spagnola

Saranno dunque Pedro Carbonell, Joseba Kerejeta e Santi Lòpez Cid i 3 titolari della squadra spagnola di pesca in apnea che se la giocherà al prossimo mondiale che si disputerà a Lussino in Croazia.

I selezionatori della nazionale, Tomeu Salas, Patxi Dìaz e Marino Ferrer, dopo aver valutato attentamente hanno scelto questi 3 atleti che porteranno i colori della Spagna.

Santi Lòpez Cid vincendo gli ultimi due campionati nazionali (l’ultimo concluso da poco) si è messo fortemente in evidenza grazie alle sue ottime doti di pescatore duttile, ha dimostrato inoltre una splendida forma fisica, era quindi nell’aria la sua convocazione da titolare.

Joseba Kerejeta è l’attuale campione del mondo in carica ed è anche arrivato terzo all’ultimo europeo, tenterà di difendere il titolo pescando come sa.

Pedro Carbonell, il veterano, non ha bisogno di presentazioni: campionissimo plurititolato che tenterà l’impresa di vincere il suo quarto mondiale ed entrare nella storia.

Le riserve saranno invece Angel Cruz, Samuel Tomas e Javier Amores, giovani che si sono messi bene in evidenza durante l’anno agonistico, in particolare Angel Cruz, che ha quasi soffiato l’ultimo titolo nazionale proprio a Santi Lòpez Cid.

team-spagna

Antonio Linares, Miguel Galera e Juan Pèrez sono invece stati scelti come collaboratori e partiranno insieme agli atleti e al ct spagnolo Tomeu Salas il 27 agosto per la Croazia.

Foto: Fedas

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- Ciao Angelo, negli ultimi tempi ti stai decisamente facendo conoscere nel mondo dell’agonismo della pesca in apnea con dei buoni risultati; e pensare che hai iniziato con le gare da poco partendo però subito a razzo, ma andiamo con ordine, vogliamo prima conoscerti meglio.

Da quanto tempo peschi e come hai iniziato?
Il mio primo contatto con il mare non ricordo a quanti anni è avvenuto, sarò stato talmente piccolo… Vivendo a poche centinaia di metri dal mare, le occasioni per andarci non mi sono mai mancate.

Ho iniziato a catturare polpi armato di sole pinne e maschera. Dopo aver ottenuto discreti risultati, iniziai ad evolvere le mie attrezzature prima con una fiocina a mano, poi utilizzando il mitico polpone; in seguito passai al mio primo ministen ed alla mia prima muta.

cefali-saraghiLe mie battute, comunque, si limitavano alle belle giornate delle stagioni miti e di quella calda. Intanto facevo progressi e nei miei carnieri iniziarono ad entrare regolarmente anche spigole, saraghi, cefali, gronghi ed altro, ma erano pesci comunque presi in tana, anche perché allora non credevo che i pesci si potessero catturare in altro modo.
L’arma che prediligevo era diventata un miniministen, che usavo per la praticità che mostrava tra le fenditure delle dighe frangiflutti.

Poi la svolta: dopo aver sentito parlare di una nuova tecnica, l’aspetto, ma, non avendo nessuno che mi potesse indirizzare nella giusta direzione, cercavo di documentarmi per conto mio e intanto, avendo acquistato un arbalete da 75, facevo i miei primi tentativi cercando di utilizzare questa tecnica, che, a volte, mi dava anche qualche bella soddisfazione. Poi sono venuti i primi compagni di pesca e le uscite fuori porta che mi hanno fatto vedere nuovi fondali e mi hanno consentito di migliorarmi.

Oggi sono istruttore di pesca in apnea Fipsas, istruttore di apnea Ans e per professione faccio mute subacquee su misura ed accessori con il marchio ApneaDesign.

Come imposti una tua battuta di pesca?
Purtroppo non riesco mai a dare un impronta fissa alle mie battute di pesca, dato che solitamente mi organizzo quasi all’ultimo momento come viene così la prendo.

orata-ricciola

In passato avendo più tempo a disposizione riuscivo a scegliere orari e luoghi  in base a maree e prede da insidiare, ma adesso non è più così e quindi già il fatto di poter andare a mare è tanto, poi le scelte le faccio in loco valutando sul momento la situazione… ovviamente prediligo uscire in gommone, il che mi permette una maggior libertà di spostamenti in caso di scarsità di pesci.

Hai una tecnica preferita?
Non ho una tecnica preferita, pratico maggiormente aspetto ed agguato perchè dalle mie parti sono quelle che più pagano, anche se poi tutto dipende da ciò che si decide di catturare, e quindi a seconda di ciò che cerco uso variare tecniche di pesca, non disdegnando la pesca in caduta alle cernie e la pesca in tana ai saraghi.

sargus

Cosa ti emoziona di più della pesca in apnea?
È complicato rispondere, perchè in realtà è tutta la pesca in apnea che mi emoziona, ma se proprio devo dirtene una, è la fase in cui si avvicina la potenziale preda… vedere un dentice che ti punta deciso o una ricciola di mole che si avvicina incurante della tua presenza sono momenti che si fissano nella mente indelebilmente.

riccia

La tua storia agonistica inizia nel 2007, ma è l’anno 2008/2009 che ti lancia ai piani alti. 1° a due selettive e via in semifinale dove stacchi il biglietto per l’Assoluto di Marsala. Purtroppo sei stato il più sfortunato dato che ti sei classificato 11°, primo dei retrocessi.

Non deve essere una bella sensazione, come ti sei sentito? Cosa recrimini? Un po’ di fortuna in più e saresti passato?
La verità è che essendo stata la mia prima esperienza ancora non avevo obiettivi definiti, e quindi non ero conscio delle mie potenzialità, il risultato ottenuto lasciava l’amaro in bocca, ma comunque è stato facile assorbirlo guardando la classifica e leggendo i nomi di grandi campioni di questo sport che si sono piazzati dietro di me, e ovvio che con un po’ di fortuna in più sarei passato, ma è anche vero che senza un pizzico di sfiga comunque sarei passato, infatti l’unica cosa che recrimino è l’aver perso una spigola di circa 1,5 kili causa la troppa vicinanza del gommone con i fotografi, ma si sà sono cose che capitano.

assoluto-marsala

Di recente hai vinto il Campionato a coppie ecologico col tuo compagno Massimo Esposito e ti sei piazzato 5° alla recente semifinale di Torre San Giovanni. Un piazzamento che ti poterà a Bosa per il campionato Assoluto.

Ti stai preparando per l’evento? Le profonde acque della Sardegna ti intimoriscono?
Sicuramente cercherò di prepararmi al meglio, anche se sto cercando di risolvere prima un inconveniente con un dente, infatti ho dovuto partecipare alle due competizioni citate con il molare praticamente svuotato, con appoggiato al suo interno solo un batuffolo di ovatta e disinfettante… per quanto riguarda il resto, questa sarà un’ennesima occasione di confronto, quindi non mi intimorisce affatto, anzi è uno stimolo a fare sempre meglio.

trofeo-ecologico

A proposito di profondità, quali sono le batimetriche in cui peschi di più?
In inverno se il  meteo non è clemente non supero i 15 m di profondità, in estate le mie quote si aggirano tra i 17 -18 ai 27-28 ovviamente è tutto legato alle condizioni che trovo in quella giornata.

La cattura più importante in poca acqua?
Catture belle in poca acqua escludendo le spigole, di più belle sono la leccia di 18 chili in 4 metri  ed il dentice di 7,5 chili catturato in 5,5 metri, che poi è il mio record per la specie.

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Dacci un po’ di numeri, i tuoi record personali per specie:
Corvina 4 chili e qualcosina… Sarago maggiore 1,9 – Sarago pizzuto quasi 3 chili – Cefalo 5,5 – Mormora 1,8 – Barracuda 5 – Serra 6,4 – Spigola 7 – Dentice 7,5 – Orata 4,5 – Dotto 3,5 – Cernia 10,5 – Cernia bianca 15 – Palamita 5 – Lampuga 3 -  Tonno Alletterato 13 – Leccia Amia 18 – Ricciola 28 – Totano 7,5

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Tornando all’agonismo, che consigli ti senti di dare a chi vorrebbe affacciarsi al mondo delle gare, ma magari è intimorito o pensa siano fuori portata?
Secondo me chi vuole affacciarsi al mondo delle gare non deve aver timore di nulla, basta avere voglia di confrontarsi lealmente ed accettare il fatto che ci può essere qualcuno più bravo di noi, e da questi dobbiamo cercare di imparare… e poi non dimentichiamo che in mare tutto può succedere infatti i pesci hanno la coda e vanno dove vogliono…

“L’importante è partecipare”, vale anche per le gare di pesca, dove si può iniziare a fare esperienza e imparare dai più anziani, oppure no? L’ambiente nelle gare di pesca in apnea com’è?
L’importante è confrontarsi dando il massimo e non partecipare, altrimenti saremo solo dei numeri, ovvio che non bisogna prendere un insuccesso come una sconfitta ma come uno spunto a migliorarci. L’ambiente delle gare a me piace, anche se purtroppo come in tutte le cose a volte viene turbato da elementi non proprio puliti, e questo è un peccato, soprattutto in uno sport povero come la pesca sub, dove non girano grossi interessi.

L’agonismo ti ha migliorato come pescatore?
In verità penso che ogni gara mi migliora come pescatore, infatti ad ogni competizione mi rendo conto di imparare cose nuove.

pescatore

Facci un pronostico per il mondiale:
E’ dura fare pronostici, comunque io tifo Italia e penso che le possibilità per far bene ci siano, adesso sta ai nostri portacolori far bene…

Grazie Angelo, in bocca al lupo per l’Assoluto!

A cura di L. La Manna

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barteloni

Come vi avevamo anticipato qui sulla selezione degli atleti italiani che andranno al mondiale in Croazia e dopo aver conosciuto i nomi che, vi ricordiamo, sono Massimiliano Barteloni, Stefano Bellani e Bruno De Silvestri come titolari e Concetto Felice, Nicola Smeraldi e Franco Villani nel ruolo di secondi, abbiamo rivolto 4 domande a bruciapelo al nome nuovo del trio titolare, Max Barteloni, che ha fatto apprezzare le sue doti agonistiche agli ultimi eventi di pesca in apnea mettendosi in evidenza.

massimiliano-barteloni

Come ti senti dopo questa convocazione?

Questo è un anno molto particolare per me, infatti sia in campo sportivo che lavorativo ed anche nel privato stò avendo delle belle soddisfazioni.

Alla lunga la costanza e l’ impegno ti ripagano sempre!

Credi che alla fine le scelte del CT siano giuste?

Sicuramente non sono state scelte facili e non sono mancate le novità.

Sulle decisioni del CT hanno influito determinate caratteristiche dimostrate da una rosa di atleti selezionati.

Con che spirito affronterai questo mondiale? ti senti pronto?

Affronterò questo mondiale con lo spirito col quale ho sempre affrontato tutte le gare, con grinta, determinazione e lucidità.

Questa volta però non rappresento solamente me stesso, ma l’Italia intera, e quindi cercherò di non deludere le aspettative di chi mi ha selezionato credendo nelle mie capacità.

cernia-barteloni

Cosa ha influito di più sulla tua selezione da titolare?

Credo che diverse cose abbiano influito sulla scelta di convocarmi come titolare, prima di tutto il livello tecnico raggiunto. Anche le numerose esperienze in campo internazionale sono state determinanti!

La più recente è stata la bellissima vittoria a Rovigno insieme a Felice e Franco.

Fondamentalmente poi ha contato il fatto di essere stato costante nei risultati degli ultimi anni, nonché l’aver fatto dei buoni piazzamenti nelle tre prove selettive svoltesi in Toscana a giugno, dove probabilmente sono emerse alcune mie caratteristiche personali, come la capacità di adattamento e l’autocontrollo.

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In bocca al lupo per questa avventura mondiale, siamo sicuri che ci darete più soddisfazioni della nazionale di calcio!

> Approfondimento: chi è Massimiliano Barteloni.

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Siamo a Trieste, città dell’estremo nord est, che ha dato i natali ad un grandissimo campione del passato, Claudio Martinuzzi. Martinuzzi è stato 10 anni in prima categoria vincendo un assoluto nel 76 a Favignana, un campionato europeo a Ustica ed un campionato mondiale a squadre in Brasile a Florianopolis.

Martinuzzi è stato un campione molto atipico, particolari e d’altri tempi sono le sue foto con cernie e sigaretta in bocca!

Genio e sregolatezza, fu capace degli estremi. Sicuramente un campione d’altri tempi che a stento capisce le dinamiche agonistiche moderne.

martinuzzi

Di una cosa siamo sicuri, il fiuto per il pesce è una dote quasi innata, e lui ne ha sempre avuto da vendere!


PRIMA PARTE: Amp e gare d’altri tempi.


Introduzione: Igor Bisulli
Intervistatore: Riccardo Valente
Riprese: Viatori Enrico
Editing: Lorenzo La Manna

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Si è svolto il 26 e 27 giugno delle acque di Laredo il campionato assoluto di pesca in apnea spagnolo. Gara caratterizzata dalla scarsa presenza di pesce (per i loro standard!) e da mare calmo ma torbido.

A vincere la prima giornata di gara è Angel Cruz, con 15 pesci per un totale di 28.300 punti, seguito dal campione nazionale in carica Santi Lòpez Cid con 12 prede per 21.150 punti.

Terzo Jaime Heras con 12 pezzi; il pesce della giornata invece è di Miguel Galera che cattura un bellissimo dentice da ben 5,6 Kg.

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Nella seconda giornata di gara il moto ondoso in aumento unito alla scarsa visibilità ha spinto molti atleti più a terra alla ricerca di pesce bianco.

Infatti la preda più grossa della giornata è stata proprio una spigola di 3,3 kg catturata da Samuel Thomas che gli ha permesso di classificarsi 5° nella classifica finale.

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A giocarsi il titolo fino all’ultimo pesce pesato sono stati Angel Cruz, vincitore della prima frazione, e il campione Santi Lòpez Cid che ha presentato un bel carniere variegato di saraghi, tordi e salpe.

A spuntarla alla fine è proprio quest’ultimo, aiutato anche dalla buona sorte, dato che è stato scartato un pesce a Cruz per pochi grammi che gli sarebbe valso il titolo.

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Vince così il suo terzo titolo Santi Lòpez che, con 49.000 punti finali, consolida la sua leadership e pensa già al mondiale croato.

Fra i giovani emergenti da tenere d’occhio il giovane David Primo, 22 anni, che conclude terzo assoluto e si mette in mostra per le sue doti di ottimo agguatista. Deludono invece il campione del Team Mares Joseba Kerejeta che conclude decimo, ma soprattutto il campionissimo Pedro Carbonell che si classifica soltanto diciottesimo finale.

Foto: Fedas

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