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severinsen

L’apneista danese Danés Stig Severinsen ha realizzato il nuovo record mondiale di apnea sotto i ghiacci, portando a 72 i metri percorsi. Il record precedente era di 57,5 metri.

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Assolutamente incredibile la resistenza al freddo di Severinsen che, dopo l’apnea, si intrattiene in acqua a fare delle foto (guardate il video). Il tutto indossando solamente il costume.
Agghiacciante.

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annunci-gratuiti

Siamo lieti di presentarvi un nuovo servizio gratuito di I love pesca sub: “Annunci gratuiti pesca e apnea. Compra e vendi attrezzature e servizi per la pesca sub, l’apnea e il mare.”

www.ilovepescasub.com/annunci
Trovate il link anche in alto nella testata.

E’ possibile utilizzare il servizio senza l’ausilio di registrazione.

Numerose le utilità e funzioni da poter utilizzare:
- Massima personalizzazione degli annunci;
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- Annunci divisi per tutte le sottocategorie possibili;
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Fateci sapere cosa ne pensate, e se manca qualcosa.
Buona compravendita!

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oceani-3dOcean World 3D (da noi Oceani 3D) è il primo film subacqueo girato interamente in Digital 3D.

Grazie alla tecnologia 3D gli spettatori avranno la possibilità di tuffarsi letteralmente in un profondo blu virtuale restando incantati di fronte alla bellezza degli oceani, da cui ha avuto origine la vita sul nostro pianeta.

Compagna di viaggio durante tutto il film, la tartaruga marina, che farà da guida attraverso un viaggio che porterà a visitare le bellezze di luoghi come Kelp Forests della California, la Grande Barriera Corallina Australiana e Roca Partida in Messico, dimora di migliaia di squali.

Il film e’ stato girato da 400 operatori durante 7 anni di riprese in piu’ di 60 location in tutto il mondo utilizzando una nuovissima tecnologia messa a punto per le riprese subacquee in digitale 3D.

Il regista del film è Jean-Michel Cousteau, esploratore, ambientalista, da oltre 40 anni impegnato a diffondere l’amore per il mare.

Le voci narranti saranno del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
Durata 81 minuti.

Da noi il 30 Aprile.

Il trailer:

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e-training

Come abbiamo già visto negli articoli precedenti, uno dei fenomeni fisici che ci tocca più da vicino è il principio di Archimede. Esso è responsabile della spinta di galleggiamento a cui sono sottoposti gli oggetti immersi in un qualsiasi fluido. Tra i polmoni pieni d’aria e la muta piena di bollicine di azoto, la spinta di Archimede ha decisamente la meglio su quella di gravità. Ne consegue che, senza un opportuno riequilibrio delle forze in gioco, saremmo come delle boe, cioè troppo positivi. Tale riequilibrio  deve avvenire con l’aggiunta di peso (spinta di gravità), ma con il minimo aumento di volume (aumento della spinta di Archimede). Per ottenere ciò utilizzeremo un materiale ad alta densità, cioè con un grande peso specifico, il piombo.


Per ottenere un assetto ottimale in acqua, sarà opportuno distribuire il piombo sul nostro corpo in modo uniforme, soprattutto se pescheremo a poca profondità e con tecniche di pesca che richiedo un assetto neutro (la maggior parte).

Come si ottiene la giusta distribuzione dei piombi?
Suddividendo il peso tra: cintura, schienalino, cavigliere.

CINTURA DI ZAVORRA
cinturaCostituita da una fascia larga 6 o 7 cm nella quale vengono infilati piombi che possono variare da 1kg a 3kg. Essa cinge il nostro corpo all’altezza del bacino. E’ importante che stia ben aderente e non ci cada verso il petto durante la discesa (per gravità). A tal fine è opportuno usare un materiale gommoso e non il nylon che è troppo rigido. Per gli amanti del “fai da te” basta tagliare il cuore di una camera d’aria della ruota di un camion (difficili da trovare).

Il meccanismo di chiusura più utilizzato (ed anche quello che consiglio) è detto fibbia. Quest’ultima può essere in plastica o (meglio) in metallo. Essa consente la chiusura della cintura, ma anche il suo sgancio rapido. Basta infatti un semplice gesto della mano per farla sfilare. Vedremo in seguito che è importante poterla togliere se siamo in difficoltà o toglierla ad un compagno che dovremo recuperare in caso di incidente.

Esiste anche una versione della fibbia così detta francese. In sostanza è quasi uguale alle fibbie delle cinture che si usano per i pantaloni. Ovviamente la cintura dovrà essere bucata opportunamente per consentire il fermo. Personalmente sconsiglio il loro utilizzo perchè non consente uno sgancio rapido come quello della fibbia tradizionale. In mare ed in condizioni di emergenza ogni piccolo intoppo può diventare estremamente pericoloso!

piombo-sgancioIn linea di massima, quando le quote di pesca superano i 10 metri la cintura è l’unica parte in cui sistemeremo i piombi. Potrà però capitare di dover passare a profondità superiori. Per evitare di salire sul gommone e togliere un piombo esiste un sistema molto comodo ed efficace. Il piombo a sgancio rapido. Non è altro che un normale piombo dotato di un meccanismo (solitamente un fermo in plastica) che,una volta disinserito, ne permette una rapida estrazione dalla cintura semplicemente sfilandolo verso l’alto.

SCHIENALINO
Nell’agguato e nell’aspetto a bassa profondità, avremo l’esigenza di molta zavorra. Sarà quindi opportuno distribuirla in modo più uniforme sul nostro corpo. Uno strumento molto usato che raggiunge bene tale scopo è lo schienalino. schienalino

Come suggerisce la parola stessa, è uno zaino molto piatto dotato di tasche nelle quali inseriremo i piombi. I modelli in vendita sono di vario genere, soprattutto in relazione ai tipi di piombi che si possono inserire. Il più semplice ed il più consigliato è quello che permette l’inserimento degli stessi piombi che si usano per la cintura. I modelli più sofisticati prevedono l’inserimento di sacchetti ripieni di piombo ridotto in piccole palline. Il peso va dal mezzo kg al kg. Il vantaggio sta nel maggiore comfort.schienalino-pericoloso

Una caratteristica importante dello schienalino è di poterlo bloccare nella parte bassa (quella vicino alla zona lombare). Il modo più semplice, più efficace e più sicuro per farlo, consiste nel legare un pezzetto di corda elastica della lunghezza di alcuni centimetri, che termina con una pallina galleggiante (quelle delle reti dei pescatori vanno più che bene). In questo modo eviteremo che lo schienalino si ribalti sulla nostra nuca mentre effettuiamo la capovolta, ma allo stesso tempo saremo liberi di sganciare la zavorra.

A tal proposito non mi convincono certi modelli in vendita che utilizzano una fibbia in plastica per fissarlo alla cintura. Il vincolo fisso impedisce infatti lo sganciamento della cintura in caso di necessità.

CAVIGLIERE
Sono dei piombi da applicare alle caviglie. Il peso varia da un minimo di mezzo kg ad un massimo di 1kg. Le più diffuse e più comode sono in tessuto riempito da palline di piombo e si chiudo attorno alla caviglia tramite velcro. Tuttavia una buona soluzione è anche quella di utilizzare dei piombi a ferro di cavallo (sagomato sulla propria caviglia) da mettere tra il pantalone ed il calzare.

Sono molto utili nella pesca all’aspetto in basso fondo, soprattutto nei periodi invernali in cui si utilizzano calzari da 5mm che sono ovviamente più positivi di quelli da 3.

L’ASSETTO
Vedremo nella parte dedicata alle tecniche di pesca, quanto sia importante l’uso della zavorra ai fini di ottenere un buon asseto durante l’azione di pesca. Al di la di qualsiasi calcolo teorico sulla quantità di piombo da utilizzare, vale il metodo empirico. Sarà quindi importante verificare sul campo la giusta quantità di piombi, tra cintura e schienalino, al fine di avere l’assetto desiderato in funzione della quota operativa. Ecco perchè è importante utilizzare almeno un piombo a sgancio rapido e (se peschiamo a bassa profondità) lo schienalino.

ALTRI OGGETTI IMPORTANTI DA TENERE IN CINTURA
Oltre ai piombi in cintura ci vanno alcuni oggetti preziosi ed indispensabili per il pescasub. Il più importante è il coltello. Questo deve essere piccolo, appuntito e molto ben affilato. Non serve quasi mai, ma quando serve deve tagliare.

Cavetto porta pesci: consiste in un cavo di corda o nylon che termina con un pezzo metallico appuntito (spillone), della lunghezza di una quindicina di centimetri.

IMPORTANTE
Non deve essere fissato davanti alla cintura, per evitare che ne blocchi lo sgancio in caso di necessità!
Meglio non utilizzare lo spillone metallico se si pesca in tana, per evitare di incastrarlo pericolosamente!

Di conseguenza il modo corretto per tenere il porta-pesci è quello di fissarlo alla custodia del coltello ad un lato della cintura e farlo passare da dietro la schiena. Saranno poi sufficienti alcuni giri attorno ad un piombo sul lato opposto della cintura per fissarlo alla stessa.

LA BOA SEGNASUB
boa-segnasubUn qualsiasi sub in immersione deve segnalare la sua presenza presenza con un mezzo galleggiante dotato di bandierina rossa con striscia diagonale bianca. Il più diffuso di tali mezzi galleggianti è la boa segnasub. Essa è rotonda e dotata di bandierina gonfiabile. L’altra soluzione, pure molto in voga tra i pescasub (soprattutto tra quelli che partono da terra), è la plancetta. Quest’ultima è come un piccolo surf al quale viene fissata una bandierina regolamentare.

L’importante è che in entrambe i casi la bandierina sia ben visibile sulla superficie del mare!

Alla boa segnasub viene poi collegata una sagola alla cui estremità collegheremo un piombo detto pedagno. La sagola deve essere di materiale resistente e ben visibile nella parte centrale. Diversa è invece la funzione dei pezzi terminali, sia verso la boa che verso il pedagno.

Infatti, nel caso si utilizzi la boa fissata al sub durante l’azione di pesca con tecniche quali agguato o aspetto, è utile avere un terminale più sottile e trasparente verso il pedagno. In questo modo esso non spaventerà i pesci in fase di avvicinamento. Per quanto riguarda la parte verso la boa, può essere utile un cavo elastico di alcuni metri che avrà la funzione di ammortizzare gli strattoni a cui sarà sottoposta la boa in caso di mare mosso.

In certi casi particolari in cui disporremo di un gommone di assistenza e pescheremo vicino alla costa in condizioni di mare mosso o formato, si potrà fare a meno della boa segnasub. In tali situazioni infatti la sagola potrebbe impigliarsi alle rocce, rendendo difficoltosa la nostra azione di pesca. L’importante, in questi casi, è avere un gommone di assistenza dotato di bandierina regolamentare che segnala la presenza di un sub in immersione e, aggiungerei, di un barcaiolo fidato!

Igor Bisulli

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homarleuciUNA SETTIMANA IN MARE CON HOMAR LEUCI
Primatista MONDIALE di Apnea  

SHARM: SPRINCLUB NEW TOWERS 4*
DAL 23/05 AL 30/05 da Milano

QUOTA PER PERSONA IN CAMERA DOPPIA

€ 850,00 COPRENSIVA DI STAGE APNEA

€ 700,00 quota SENZA STAGE

Comprende, volo, trasferimenti, 7 notti con trattamento ALL INCLUSIVE, assicurazioni e visto d’ingresso in Egitto.


STAGE: da LUNEDI’ 24 A VENERDI’ 28 COMPRESO, SABATO LIBERO

Ore 09-10
TEORIA: “compensazione” “ assetto costante” “allenare l’apnea” “tecniche di pinneggiata e accenni tecnica monopinna” “ alimentazione”

Ore 10-12
PRATICA: Mare, Acqua, assetto costante e prove di assetto variabile

Ore 18-19:
TECNICHE DI RESPIRAZIONE E RILASSAMENTO

INFO e PRENOTAZIONI
MXP TRAVEL
Via Flavio Gioia Alassio- tel.0182/662986 –alassio@mxptravel.it

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stefano-makula

Venerdi’ 5 marzo, alle ore 19,00 presso la Prosub, in Via Tempio della Fortuna 32 a, in Fiumicino (Roma) Stefano Makula presentera’ i nuovi corsi di apnea da lui condotti, con ProsubApnea.

Stefano Makula è stato 28 volte primatista mondiale in apnea in varie specialità. Ha iniziato nel lontano 1977, battendosi sportivamente con i mitici Maiorca e Mayol ed è tutt’ora in attività nel campo dei record d’apnea ricercando nel mare i segreti che permettono all’uomo di essere acquatico come alle sue origini.

Per informazioni:
info@prosubapnea.it
Tel. 06 43418673 – 346 8415805

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Trovandomi a Trieste per impegni vari, non ho potuto rinunciare all’occasione di andare a sentire il grande Umberto Pelizzari. L’attesa dell’evento è stata tale che addirittura 10 giorni prima il Murena Diving Club (circolo organizzatore dell’evento) mi informava che i 200 posti a disposizione erano già tutti prenotati. Fortunatamente il giorno prima mi arriva un’email con la lieta notizia che si è liberato un posto e che quindi potevo subentrare io. Veniamo quindi alla serata.

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La sala è gremita e riconosco molti personaggi della subacquea triestina. Il discorso introduttivo è lasciato al presidente del Murena Mauro Pisani. Dopo aver ricordato gli innumerevoli record di Pelizzari, la fine dell’introduzione è lasciata ad una ragazza che legge un pensiero di Umberto. Finalmente prende la parola lui. E subito si capisce che non si tratta ne di un politico nè di una star di Hollywood, ma di uno di noi! Umberto esordisce dicendo che gli sembrava di essere in chiesa a sentire il vangelo secondo Giovanni (riferendosi al pensiero letto dalla ragazza). Questo suo tono confidenziale e sincero lo avvicina subito alla folla, e dopo 5 minuti sembra di essere in una chiacchierata tra amici.

La serata prosegue con filmati dei suoi record intervallati da simpatici aneddoti. Il pubblico dimostra molto interesse con le numerose domande. Ed è proprio da queste che si intuisce che nella sala non ci sono solo gli addetti ai lavori, ma anche semplici curiosi, segno che l’apnea è uno sport in netta crescita.

sector

Pelizzari spiega bene le difficoltà e le gioie di questo meraviglioso sport e bisogna dire che pochi sanno farlo meglio di lui. Dimostra anche molta umiltà elogiando i campioni del presente e quelli del passato. Da Jacques Mayol ad Herbert Nitsch. Di quest’ultimo ci parla con tale ammirazione che ad un certo punto scherzando dico al mio vicino di poltrona che forse hanno sbagliato invitato. Ma questa è solo la conferma dell’umiltà che caratterizza i veri campioni. Tra l’altro alla fine della serata , sicuramente a tutti sarà rimasto l’uomo e non il campione.

Tra i vari succosi aneddoti raccontati, ne riporto il più significativo.
Alla vigilia del suo primo record, Umberto si trovava all’Elba. All’epoca era un’illustre sconosciuto che per di più veniva da Busto Arsizio che non è propriamente una località di mare. Per puro caso si trovava sull’isola anche una troupe della Rai che stava effettuando delle riprese per ben altri scopi. Certamente non erano li per lui. Il buon senso ci porta a pensare che avessero approffittato per documentare un record, ma Pelizzari racconta la divertente realtà. In sostanza la Rai stava cercando delle riprese di un sub che va in sincope e pensando allo sconosciuto che si apprestava a tentare di battere niente di meno che il famosissimo Pipin, contò di andare sul sicuro. La storia poi andò diversamente dalle aspettative della Rai, come tutti sappiamo, ma il racconto rende bene l’idea del clima in cui cominciò la sua avventura Pelizzari.

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La serata è volata via in un attimo, e non è stato per niente facile avvicinare Umberto per due parole. I suo fan facevano la fila per una foto. Quei 2 minuti che ci ha concesso però ripagano ampiamente l’attesa… anche Umberto Pelizzari conosce I LOVE PESCA SUB  e saluta tutti i lettori!

Last but not least… un grazie di cuore alla perfetta macchina organizzativa del MURENA DIVING CENTER che ci ha donato questa bella serata.

Igor Bisulli

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ATTENZIONE: la manovra descritta da Gabriele Delbene è destinata ad apneisti esperti con molti anni di esperienza. Ilovepescasub vi invita ad essere sempre prudenti a mare e non tirare MAI le apnee, lasciando sempre un margine di sicurezza.

PREMESSA
In relazione alla ripresa della respirazione dopo una lunga apnea attualmente le didattiche propongono due tipi di soluzione. La prima e la piu’ classica prevede di tenere lo snorkel in bocca e di svuotarlo tramite un’espirazione forzata che ha lo scopo di spingere fuori da esso la colonnina d’acqua accumulatavisi. Questa ha il grande svantaggio di dover effettuare un vero e proprio sforzo muscolare esattamente nel momento in cui la tensione della pressione parziale dell’ossigeno è arrivata al suo minimo.

Se da una parte lo sforzo può fare la differenza in negativo tra cadere o meno in sincope una volta arrivati alla superficie,dall’altra presenterà il vantaggio che quando avremo perso la coscienza affronteremo la fase del black out che precederà quella della ripresa involontaria dello stimolo respiratorio, in posizione supina ma con lo snorkel svuotato in una piena comunicazione dei polmoni con l’esterno. Naturalmente si presuppone da parte dell’apneista un tipo di assetto leggerissimo e cioè positivo anche in eventuale completa espirazione.La seconda soluzione elimina il problema alla radice non prevedendo lo snorkel inserito in bocca.Vengono quindi eliminati diversi fattori di disturbo e rischio: il principale e piu’ importante è ovviamente lo sforzo espiratorio necessario per spingere fuori la colonnina d’acqua che ha un certo peso, il secondario sono i maggiori tempi necessari all’espirazione e lo spazio morto che una volta liberato lo snorkel rimane comunque occupato da aria viziata che viene nuovamente reintrodotta nelle vie aeree prima dell’afflusso di aria atmosferica.

La seconda manovra avviene in posizione verticale con la testa fuori dall’acqua espirando il meno possibile per evitare il repentino abbassamento della tensione di ossigeno ed inspirando il piu’ in fretta e pienamente possibile per evitare il black out. Quest’ultima se da una parte ci favorisce donandoci qualche attimo ed energia in piu’ prima dell’eventuale sincope ,dall’altra ci espone a rischi mortali  lasciandoci totalmente indifesi qualora avvenisse. Dobbiamo sempre immaginare un pescatore solitario che si trovi in difficoltà ,in questo caso a testa in giu’ e con la bocca in comunicazione con l’acqua. La posizione a testa in giù viene infatti mantenuta dall’anatomia delle articolazioni scapolo omerale e coxo femorale che funzionando da limitatori alle escursioni articolari, posizionano gli arti come bilancieri impedendo il rovesciamento sul dorso a meno che non sia completamente volontario. Alla ripresa degli stimoli respiratori non avrà la benchè minima possibilità di insufflare aria e con un anche piccolo cambiamento d’assetto dovuto al parziale allagamento dei polmoni,precipiterà velocemente verso il fondo. La manovra che propongo mira  ad AUMENTARE LE PERCENTUALI DI SOPRAVVIVENZA eliminando gli svantaggi delle due manovre precedentemente esposte.

PRESUPPOSTI FISIOLOGICI
Per poter spiegare la manovra che proporro’ in questa relazione,dobbiamo partire con l’identificazione e la spiegazione di alcuni fenomeni fisiologici che avvengono nell’uomo immerso in apnea. Tratteremo il RIFLESSO D’IMMERSIONE (DIVING REFLEX), lo SCIVOLAMENTO EMATICO (BLOOD SHIFT) ed il suo incompleto recupero, le CONTRAZIONI DIAFRAMMATICHE.

IL RIFLESSO D’IMMERSIONE
L’adattamento del corpo umano alla discesa in apnea comincia già con la semplice immersione del viso in acqua. Questo riflesso chiamato anche “riflesso del lavandino”è utile a spiegarci che esiste una capacità innata e primitiva che consente di proteggerci dagli effetti dell’immersione e di prepararci per quella in profondità. Gli effetti immediati si evidenziano con una vasocostrizione periferica associata a rallentamento del battito cardiaco. La vasocostrizione avviene prevalentemente nei vasi degli arti diminuendone il calibro con conseguente riduzione del volume del sangue in essi circolante. A ciò corrisponde un’iniziale migrazione di una piccola parte della massa ematica verso il piccolo circolo.Il rallentamento del battito cardiaco o bradicardia da immersione si innesta come già detto al solo semplice contatto del viso con l’acqua ed è dovuto alla stimolazione del sistema nervoso autonomo ed in particolare all’attività del nervo vago (parasimpatico). Si ritiene che questi due adattamenti vadano nella direzione  della termoregolazione cercando quindi di mantenere il sangue caldo ed al centro del corpo.

LO SCIVOLAMENTO EMATICO
La scoperta di questo fenomeno fisiologico è abbastanza recente e risale agli anni settanta nei quali l‘apneista Enzo Maiorca raggiungendo i -51m dimostrò alla comunità scientifica che la conoscenza delle reazioni del proprio corpo d’atleta impegnato in gesti estremi in taluni casi anticipa l’elaborazione delle teorie scientifiche.

Il medico francese  Cabarrou fino ad allora considerato il piu’ esperto in  materia,ipotizzava che un uomo con 6 litri di volume polmonare totale composti da 5 litri di capacità vitale e 1 litro di spazio morto bronco tracheale potesse al massimo spingersi fino alla profondità di 50m. In ragione della legge di Boyle e Mariotte che dice che volume e pressione sono inversamente proporzionali,la profondità di 50m sarebbe quella alla quale quel volume di 6 litri si ridurrebbe per effetto della pressione 6 volte superiore a quella della superficie, a un solo litro, corrispondente al suo volume di spazio bronco tracheale. Oltre sarebbe imploso. Cosi’ non avvenne e ora sappiamo che il riflesso d’immersione precede e prepara lo scivolamento ematico. Infatti si è osservato un’enorme afflusso sanguigno che tramite la vena cava superiore ed inferiore arriva alla zona del cuore destro dilatando oltremisura la parete del ventricolo.Per effetto della pressione gravante sul sistema si assiste ad un’aumentata resistenza idraulica dei vasi che implica la difficolta alla sistole specialmente da parte del cuore sinistro con conseguente ristagno di sangue nel cosiddetto piccolo circolo o circolo polmonare. In pratica per impedire lo schiacciamento del torace(effetto teorico della legge di Boyle e Mariotte) il corpo si adatta occupando in quello spazio dove normalmente si trovano quei 5 litri teorici d’aria uno altro spazio consistente ad opera del fluido sangue che sappiamo per sua natura essere incomprimibile creando quindi una contropressione interna che impedisce di fatto l‘implosione. Ciò è dovuto in larga parte alla capacità dei vasi polmonari di dilatarsi fino a cinque volte la dimensione del diametro originale.

L’INCOMPLETO RECUPERO DELLO SCIVOLAMENTO EMATICO
Ricapitolando possiamo affermare che dietro stimolo della pressione si instauri un grossissimo afflusso sanguigno ristagnante nel piccolo circolo.Sappiamo che gli effetti di detto ristagno rimangano anche a secco per un certo periodo di tempo ,addirittura anche a secco e molte ore dopo la fine delle immersioni. Occupiamo però nel dettaglio di ciò che avviene in risalita. La diminuita pressione inverte le resistenze idrauliche e il ristagno tende a riequilibrarsi immettendo velocemente sangue questa volta dal piccolo al grande circolo. Il riequilibro avviene però in dipendenza dalla capacità del sistema di veicolare il flusso ematico ed è ovvio che non possa essere istantaneo.Inoltre la velocità di risalita nell’apneista è spesso elevatissima e certamente superiore a quella della discesa specialmente nei pescatori che per non allarmare le prede preferiscono adottare la tecnica di discesa lenta. Per queste ragioni all’arrivo in superficie il sub si ritrova ancora stagnante nel circolo intra toracico un piccolo volume ematico che ancora preme dall’interno sul famoso volume dei 5 litri. Il mancato istantaneo recupero ematico annuncia i suoi effetti appena iniziata la risalita manifestandosi attraverso quelle bollicine che vedrete sempre uscire dalla maschera del sub in riemersione. Questa fuoriuscita d’aria risulta continua e dipenderà essenzialmente dalla velocità di risalita e dall’intensità e frequenza delle contrazioni diaframmatiche. Corrisponderà infatti una massima dispersione nel momento di rilasciamento del diaframma nella fase di contraccolpo verso l’alto quando l’azione meccanica potrebbe tendere a creare un flusso verso l’alto favorito anche dalla rapida espansione gassosa.

LE CONTRAZIONI DIAFRAMMATICHE
Sappiamo che l’apnea si divide in due fasi,la fase cosiddetta del benessere e la fase della sofferenza. La sofferenza è causata da una serie di manifestazioni dovute al consumo dell’ossigeno ed al conseguente innalzamento del tasso dell’anidride carbonica. I recettori chimici presenti nel midollo spinale e piu’ precisamente nel tronco mesencefalico registrano quest’ultima variazione ed in risposta inviano dei segnali eccitatori ai nervi responsabili della motilità del muscolo diaframmatico. Come sappiamo la cupola diaframmatica tendinea viene abbassata dall’azione delle bandelle muscolari in contrazione creando un’azione involontaria che mira ad attrarre aria nella parte bassa della piramide polmonare.

Ora che abbiamo trattato dei fenomeni fisiologici intervenenti nell’immersione possiamo passare a spiegare come si possono sfruttare durante l’esecuzione della manovra globale di risalita.

LE FASI DELLA MANOVRA
Come si effettua allora la manovra?

1- LO SNORKEL INDOSSATO, LA COMPENSAZIONE IOIDEA
Dovremo innanzitutto lasciare lo snorkel  in bocca. I motivi del lasciarlo indossato sempre dipendono principalmente dal fatto che la manovra si concluderà in risalita con questa modalità. Ci sono però in quest’abitudine altri vantaggi importanti che riguardano la discesa e che prevedono la tecnica che ho chiamato di COMPENSAZIONE IOIDEA. Infatti in questa posizione la mandibola si libera e si allontana anche parecchio.dal palato favorendo indubbiamente i movimenti che,partendo dalla muscolatura sopra e sotto ioidea ,coinvolgono una serie di tessuti contigui vicini all’apertura degli orifizi delle tube di Eustachio ed in particolare sotto di essi.

E’ come se si pretensionasse questa catena tissutale mettendo i tessuti sottorifiziali in una sorta di situazione meccanica che ne FACILITERA’ L’APERTURA sotto sollecitazione delle manovre di compensazione. La traduzione didattico pratica prevede quindi la movimentazione mandibolare con spostamenti semplici o composti. Per movimenti semplici si intendono l’abbassamento e la traslazione antero posteriore della mandibola,per composti si intendono la combinazione dei due eventualmente integrati da piccoli spostamenti laterali. L‘apneista dovrà sperimentare a seconda della propria unica e particolare morfologia quali siano i movimenti che facilitano l‘apertura degli orifizi. L‘esercizio si può provare comodamente a secco. Per soggetti particolarmente predisposti la compensazione ioidea sarà una vera e propria tecnica di compensazione, per gli altri solo una TECNICA DI FACILITAZIONE.

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2- IL RILASSAMENTO DEL MASSETERE, L‘APERTURA DELLA GLOTTIDE
L’abitudine a tenere indossato il boccaglio comporta una maggiore presa di coscienza delle proprie tensioni psichiche.

Sappiamo riconoscere facilmente una persona nervosa o tesa osservandone i movimenti ritmici e contratti della mascella.Ovviamente in immersione le tensioni sono maggiori che nella vita comune e si ripercuotono molto sulla contrazione del muscolo massetere. Risulta molto più facile ascoltare le proprie tensioni perciò avendo come mezzo di contrasto il morso dello snorkel. L’ aumentata consapevolezza favorisce un  conseguente maggiore rilassamento del muscolo massetere e della lingua. La radice della lingua essendo strettamente collegata alla glottide la trascina anteriormente con sé DETERMINANDONE L’APERTURA o facilitandone la stessa..Come sappiamo dagli studi del dottor Malpieri; l’apertura della glottide rappresenta un fattore discriminante al fine di non incappare nel barotrauma polmonare da risalita profonda. Anche solo a questo scopo potrebbe essere quindi consigliabile tenere lo snorkel indossato a misura preventiva di sicurezza

3- IL RECUPERO DELL’ARIA, IL RIMESCOLAMENTO DIAFRAMMATICO
L’apneista avrà raggiunto lentamente il fondo,la compartimentazione del sangue nel circolo intra toracico sarà arrivata al suo massimo, inizia la risalita con associate le contrazioni diaframmatiche. L’inversione del ristagno ematico ora in via di ritorno verso il grande circolo non essendo istantanea lascia ancora un accumulo sanguigno che provoca una pressione interna che tenderà a far uscire l’aria fuori dalla maschera. La spinta migratoria dell’aria nella maschera verso l’esterno sarà favorita oltre che dalla tendenza della stessa alla riespansione,anche dalle spinte del diaframma che risale verso l’alto a fine contrazione.Per ovviare a ciò si dilaterà il tempo di contrazione indugiando con un’intervento VOLONTARIO nell’estroflessione dell’addome per fuori(abbassamento del diaframma). Ciò può essere spiegato all’apneista semplicemente chiedendogli di “tirare su”in maniera prolungata con il naso come fanno i bambini col raffreddore ogni qualvolta sentirà la maschera alleggerirsi sul viso per effetto della spinta della riespansione gassosa. Per i meno evoluti semplicemente chiedendo di tirare sù ogni paio di secondi. La manovra proposta oltre a recuperare l’aria aiuta il rimescolamento gassoso spostando una parte dell’aria vergine contenuta nello spazio morto bronco tracheale e nella maschera agli alveoli dove ristagnava aria viziata.

Si potrebbe obiettare che trattenere l’aria in questo modo potrebbe favorire l’insorgenza del barotrauma per la maggiore pressione che viene a determinarsi nei polmoni piu’ alta di quella che si trovava a pari quota in discesa. Ritengo che ciò non avvenga per due motivi. La posizione dello snorkel indossato favorente l’apertura della  glottide fa si che questa sovrapressione abbia libero sfogo cercandosi la via d’uscita e non sarà di certo “tirando su “col naso che impediremo all’aria di espandersi o fuoriuscire senza creare danni. Il secondo motivo l’ho compreso durante la mia esperienza didattica nella pescasub. Prima dell’immersione il pescatore compie nella stragrande maggioranza dei casi un’inspirazione che non è mai massimale. Materialmente non riesce a porre costantemente l’attenzione alla completezza del gesto inspiratorio, si tratta perciò di un gesto tipico che porta ad immettere grosso modo l’ 85% del volume massimo catturabile perciò il ristagno ematico che dilata l‘aria in risalita ha ancora un bel volume da riempire pari o superiore al mezzo litro. Anche nell’apneista puro questo rischio è basso a meno che non effettui la manovra della “carpa”o respirazione glosso faringea che precomprime l’aria nei polmoni associando magari la mandibola chiusa senza snorkel che spinge nelle contrazioni muscolari la glottide in basso tappando la trachea.

IL GUADAGNO TEORICO, IL 10% DELLA NOSTRA APNEA
Per quantificare il possibile guadagno teorico del recupero dell’aria forniamo qualche altro dato. Immaginiamo una maschera di 150cc compensata insufflando aria fino a 30m di profondità. Considerando le 4atm che vi si trovano, avremo nella nostra maschera ben 600cc ridotti a 150 dalla pressione in risalita l’incompleto recupero dello scivolamento ematico e la riespansione gassosa concorrono a farne uscire la differenza e cioè circa 450cc all’esterno sotto forma di quelle bolle che tutti noi avremo osservato ci lasciamo dietro. Riuscendo a trattenere questo volume avremo trattenuto quasi il 10% del nostro volume incamerato con l’ultima inspirazione. Aria insufflata nella maschera proveniente dallo spazio morto e quindi ossigenata non avendo partecipato agli scambi gassosi.Se la nostra apnea dura ad esempio 90sec, recuperando e rimescolando opportunamente quell’aria potremo guadagnare 8\9sec. Ma se anche nella peggiore delle ipotesi fossero solamente 5 i secondi guadagnati,non credete che sia comunque sufficiente per allontanare enormemente il rischio black out?

4- L’ESPIRAZIONE FACILITATA, NESSUNO SFORZO ESPIRATORIO
Arriviamo a questo punto vicino alla superficie avendo trattenuto quest’aria che voleva uscire pressata dall’interno dall’incompleto recupero del blood shift. Nelle spiegazioni teoriche spesso paragono i volumi del ristagno ematico alla frutta. Parlo quindi del volume di un grosso melone a quote molto impegnative,passando al pompelmo, all’arancia fino al volume di un mandarino in prossimità della superficie. Questo mandarino d’aria non aspetta che poter fuoriuscire e quindi arrivati a circa un metro dalla superficie non dovremo fare altro che smettere di trattenerlo permettendo che ,SENZA NESSUNO SFORZO ESPIRATORIO, si trasferisca dalla bocca allo snorkel. Lo sforzo espiratorio non è richiesto perché l’aria in quell’ultimo metro dilatandosi lo svuoterà automaticamente Dalle prove pratiche nei lunghi anni in cui ho adottato questa tecnica mi sono accorto infatti che il mandarino d’aria occupa inizialmente quel volume, poi proseguiamo noi completando quasi tutta l‘espirazione. Dal punto di vista didattico è una manovra di semplice apprendimento,richiede solo una certa attenzione per sincronizzare il momento d’inizio dell‘espirazione facilitata.

Avremo ottenuto il vantaggio enorme di aver abbassato i rischi di andare in sincope poichè non effettueremo sforzi espiratori(come nella manovra senza snorkel)però rimanendo in contatto con l’aria(come nella manovra con l’espirazione forzata in superficie)qualora cadessimo incoscienti.Inoltre avremo rosicchiato altro tempo cominciando l’espirazione un metro sotto,completandola in quel metro percorso in quell‘ultimo secondo,pronti ad inspirare appena la punta dello snorkel si affacci alla superficie.La posizione a testa in giu’ con le braccia a fare da bilancieri sarà quella che ci manterrà comunque in equilibrio senza fare entrare acqua nell’albero respiratorio.Dopo pochi secondi,alla ripresa degli stimoli respiratori involontari avremo molte più possibilità di riprendere a respirare e quindi di svegliarci dal black out.

CONCLUSIONI
Nel 1989 un conoscente mi raccontò che stava pescando fondo,era da solo con pochissima zavorra. Riuscito ad arrivare a galla dopo un’immersione al limite, appena liberato il boccaglio dall’acqua cadde svenuto mi rimase impresso che disse di essersi risvegliato respirando nello snorkel,ad una certa distanza dal pallone segno questo che fosse rimasto per un certo tempo svenuto e trasportato dalla corrente. Da lì ebbi l’intuizione che non avrei mai più abbandonato lo snorkel. In seguito mi venne naturale fare degli esperimenti,dapprima iniziando lo sforzo espiratorio un po’ sotto la superficie rendendomi poi conto che nei tuffi mediamente profondi non necessitasse affatto. Spesso gli apneisti puri non usano il boccaglio per quei pochi tuffi estremi, hanno squadre o compagni d’immersione che vigilano su di loro. Non si trovano perciò nella necessità di inventarsele tutte per aumentare le possibilità di sopravvivere ad una banale sincope che per un pescasub solitario significa spesso la morte.

Oltre al vantaggio di rimanere in comunicazione con l’aria,il guadagno teorico della prima fase della manovra quantificabile tra il 5 ed il 10% del tempo di apnea la rende di per sé stessa un formidabile antidoto alla perdita di coscienza. La seconda fase consente di anticipare l’inspirazione guadagnando un altro secondo circa nella fase critica. La somma è quantificabile tra i 6 ed i 10sec al massimo ho dedicato questo trattato ai pescasub a cui raccomando prima di tutto la pesca in coppia, a basse profondità e usando poca zavorra. Per chi con responsabilità e coscienza si senta di affrontare discese più impegnative o in solitario spero questa manovra di mia invenzione che uso ed insegno da decenni con gran successo, vi doni margini di sicurezza maggiori ed anche solo una piccola possibilità di sopravvivere in più in caso di sincope a galla, la più statisticamente frequente.

Gabriele Delbene

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e-training

APPROFONDIMENTO LISCIO SPACCATO
Due fattori che influenzano molto la validità del prodotto liscio spaccato sono la durata limitata della colla bicomponente e la sua inefficienza sulle superfici grasse.

Se il costruttore di mute non sta bene attento al tempo intercorso dall’inizio della miscela dei due componenti della colla (colla e catalizzatore) alla fine del suo utilizzo, rischia di usarla anche quando essa ha perso la sua efficacia con il risultato di confezionare una muta che rischia di scollarsi già nelle prime uscite in mare.

liscio-spaccatoIl secondo fattore è più imprevedibile e beffardo. Alcuni fogli di neoprene sono ricoperti di un grasso siliconico protettivo che debilita il potere della colla bicomponente. Se tali fogli vengono utilizzati senza essere sgrassati, la muta che ne uscirà si scollerà facilmente.

Informatevi in merito alla possibilità di avere la sostituzione della muta anche dopo un mese che la usate se questa dovesse presentare dei cedimenti proprio sulle parti incollate.

VESTIZIONE
Se per calzari e pantaloni la manovra di vestizione è abbastanza intuitiva, nel caso della giacca lo è di meno. Sia nel caso del foderato che dello spaccato opereremo allo stesso modo, con la differenza che nel secondo avremo cosparso l’interno con acqua saponata ( preferibilmente calda nei periodi freddi! ). Vadiamo come procedere.

Per prima cosa rivolteremo la giacca per metà, dalla coda di castoro verso il cappuccio. Successivamente infileremo prima un braccio, poi l’altro ed infine la testa che si accomoderà nel cappuccio. A questo punto ci basterà riportare la metà della muta (parte bassa) nella posizione originale in modo che aderisca completamente al corpo. Nel caso dello spaccato sarà semplice sistemarla grazie all’uso del lubrificante. Negli altri casi potrà essere utile soffiare un po’ d’aria dalle maniche o (se in estate) indossarla direttamente in mare facendoci entrare acqua con un movimento rapido del braccio a manica aperta. Tali manovre accomoderanno la giacca al busto in modo impeccabile.

Per chi fa un uso intenso dello spaccato è consigliabile un lubrificante più salutare per la pelle. Al posto del sapone liquido useremo l’acqua nei periodi estivi ed un misto di crema idratante ed idrosolubile o al massimo un detergente a PH basso (simile a quello della pelle) nei periodi più freddi.

palamita

SVESTIZIONE
Per toglierla agiremo nel modo seguente.

Rivolteremo la parte bassa della giacca fino all’altezza delle ascelle. Piegandoci in avanti cercheremo di afferrare con una mano la coda di castoro e successivamente i bordi con l’altra mano. Prima di cominciare a tirare delicatamente, sfileremo la testa dal cappuccio allargando la zona del mento con una mano. A questo punto la giacca sarà libera di rivoltarsi comletamente semplicemente tirando come prima descritto, esattamente come si fa nel togliersi una maglia aderente.

Nel caso del liscio esterno e a maggior ragione nel liscio spaccato, cospargeremo di abbondante acqua saponata il liscio esterno della muta. Tale operazione (sia per giacca che per pantaloni) farà scivolare molto bene il liscio esterno su se stesso e quindi renderà l’operazione di svestizione molto semplice.

EFFETTO GALLEGGIANTE
Un’importante conseguenza della struttura gassosa del neoprene è quella di aumentare la spinta di archimede a cui già siamo sottoposti anche senza muta. Ricordiamo che un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l’alto pari alla forza peso del volume del fluido spostato (nel nostro caso acqua di mare). Si capisce quindi che la causa principale è il volume. Entreremo nei dettagli di tale fenomeno quando parleremo di zavorra, tuttavia alcune anticipazioni sono d’obbligo. In conseguenza all’aumento della pressione con la profondità, la muta tende a comprimersi e quindi a diminuire di volume. Che conseguenze ha tale fenomeno?

muta-esclapez

Innanzi tutto diminuisce l’effetto termico in conseguenza alla perdita di spessore. Tra l’altro a lungo andare il neoprene tenderà ad assottigliarsi perdendo la sua elasticità che non lo farà quindi ritornare alla dimensione iniziale (una volta in superficie). Immaginate quante volte viene schiacciato durante una battuta di pesca con 50 o 60 discese a 20 metri…

In secondo luogo la perdita di volume implica una diminuzione della spinta di Archimede, quindi un aumento della spinta verso il fondo. Ne parleremo meglio nelle prossime lezioni.

MIMETISMO
Ormai da molti anni si è affermato l’uso di colorazioni mimetiche sulle mute per la pesca in apnea. I presupposti teorici a cui fa riferimento il mimetismo sono essenzialmente due. La constatazione che in natura molti pesci utilizzano livree mimetiche sia per difendersi che per tendere agguati (ad esempio lo scorfano, il polpo, ecc). L’idea della scomposizione della figura del pescasub in parti più piccole, come un branco di pescetti ad esempio.

Se le idee di partenza possono essere buone, il risultato a cui hanno portato non è altrettanto. A mio avviso ha ben sottolineato la questione Giorgio Dapiran. Egli sostiene che le sottofigure disegnate sulla muta devono essere fatte nella giusta proporzione alla figura totale. Se per uno scorfano di 30 cm le macchie hanno 1 cm di diametro, per un uomo lungo quasi 2 metri la macchie dovranno avere proporzionalmente almeno 5 cm di diametro. Altrimenti (con macchie troppo piccole) quello che risulta alla visione del pesce è un colore uniforme.

aspetto

Per quel che riguarda l’esistenza del mimetismo in natura bisogna fare una considerazione. Generalmente i pesci che ne fanno uso tendono a stare immobili, o comunque ne traggono il massimo beneficio (quello di non farsi scoprire) solo quando stanno fermi. Il pescatore in apnea rimane immobile solo in rari casi ed alla fine della sua azione di pesca, e quando lo fa gode già si occulta alla gran parte degli organi sensoriali del pesce.

Tuttavia l’argomento è ancora molto dibattuto. Una cosa è certa. Esso riguarda principalmente gli specialisti dell’agguato o dell’aspetto in basso fondo, dove ancora i colori si distinguono.

Torneremo sulla questione trattando le tecniche di pesca in apnea.

ALCUNI CONSIGLI PRATICI
Se ordinate una muta su misura in liscio spaccato , tenete in considerazione che dovrà essere motlo aderente. Pertanto chiedete al vostro artigiano di fiducia di stare stretto con le misure. A tal proposito è sempre meglio avere un contatto dal vivo, anche se spesso ciò non è possibile.

Quando fate asciugare la muta evitate di lasciarla al sole cocente, e badate a risciacquarla con acqua dolce soprattutto quando la riponete per più giorni.

PISCIARINO
L’urina nella muta era considerata fino a poco tempo fa un inconveniente inevitabile del nostro sport. Oggi non è più così.

Esiste infatti la possibilità di fare ( o farsi fare direttamente dal costruttore di fiducia ) un tubetto in neoprene all’altezza dell’inguine che ci permetterà di urinare fuori dalla muta. Il meccanismo è abbastanza semplice. Il tubetto deve avere un terminale a becco d’anatra (2 cm di neoprene incollato ai bordi nel finale). Questo funge da valvola che permette l’uscita dell’urina tramite apertura dei lembi di neoprene (spaccato) per pressione, e impedisce l’entrata di acqua fredda per aderenza.

BERMUDA
Come già detto sono dei pantaloncini corti che hanno la funzione di bloccare le fastidiose infiltrazioni d’acqua tra la giacca ed i pantaloni. Devono essere fatti con un neoprene molto morbido e sottile per non appesantire la pinneggiata. Li consiglio solo nei periodi invernali.

bermuda

GUANTI
I guanti protettivi sono fortemente consigliati nella pesca in apnea. E’ fin troppo facile tagliarsi a contatto con le rocce o afferrando un pesce per toglierlo dall’asta. Senza contare la possibilità che gli elastici dell’arbalete ci scappino di mano in fase di caricamento con spiacevoli conseguenze sulla  pelle. Per questi ed altri motivi i guanti sono d’obbligo. Quando la temperatura dell’acqua è superiore ai 16 o 17 gradi i materiali che andremo ad usare vanno dalla semplice stoffa rinforzata al neoprene sottilissimo da 1 mm. Nei periodi invernali useremo invece guanti in neoprene da 3mm, che possono arrivare anche a 5mm per le acque più fredde. Un buon bifoderato sarà più che sufficiente, anche se ne esistono ormai anche in liscio esterno e addirittura in liscio spaccato.

guanti

ULTIME NOVITA’
Un’interessante novità riguardo alle mute umide consiste nel così detto sandwitch. Ovvero un liscio spaccato sul quale viene incollata una fodera gommosa (eventualmente mimetica) che ha due funzioni principali. Da un lato aumenta la resistenza agli strappi e ai graffi, dall’altra consente di cucire esternamente la muta. In pratica ci offre un liscio spaccato un po’ meno elastico ma molto più resistente.

Igor Bisulli

[e-Training - Attrezzature] La muta – 1^ parte

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E’ ancora in corso la 18° edizione dell’Eudi Show 2010 quest’anno ospitato da Bologna Fiere.
Siamo stati sul posto per documentare tutte le novità e le curiosità legate all’evento, una cosa è risultata subito visibile: c’era veramente tanta gente.

Nonostante la mancanza di alcune aziende di settore il pubblico ha risposto alla grande all’evento affollando gli stand. Numerosi i campioni presenti, sempre molto disponibili con tutti, come Stefano Bellani, Daniel Gospic, Pedro Carbonell, Massimiliano Barteloni, Felice Concetto, Franco Villani, Gianmatteo Grossi, Umberto Pelizzari, Gianluca Genoni e molti altri, che non si sono risparmiati alle numerose richieste di autografi e foto ricordo.

Interessanti anche le iniziative e i dibattiti organizzati dalla FIPSAS come quello con i primi 3 classificati all’ultimo Assoluto di Marsala, Felice Concetto, Franco Villani e  Massimiliano Barteloni, o l’intervento di Umberto Pelizzari sul tema della licenza di pesca nel dibattito organizzato da Mondo Sommerso.

Novità di rilievo sulle attrezzature non ce ne sono state tantissime, citiamo il nuovo fucile roller di Beuchat che dichiara un tiro utile di 6 metri (!); i nuovi arbalete Apnea distribuiti da Devoto ad un prezzo veramente concorrenziale e le nuove pinne Elite; la presenza dell’azienda americana Riffe che si lancia sul mercato italiano con i sui fucili, fra cui uno smontabile da viaggio!

Cressi presentava orgogliosa un’evoluzione del già apprezzato Geronimo, con la versione Elite, un arbalete con testata aperta predisposta per il doppio elastico equipaggiato con la nuova asta brunita, ed una nuova torcia, la Frogman. Mares esponeva una nuova serie di accessori, la nuova maschera X-vu liquidskin, e le nuove pinne Razor Carbon, oltre alle mute e fucili che già conosciamo. Seac ha invece presentato un nuovo piccolo arbalete, lo Sting, e le nuove pinne Shout S1000 e S900. Molto interessanti anche gli stand delle altre aziende che vedremo nella galleria fotografica.

Stiamo realizzando uno speciale scaricabile con tutte le foto realizzate durante l’Eudi Show e i dettagli su tutto ciò che abbiamo documentato, nell’attesa ecco una preview della galleria fotografica:

MARES

mares

fucile-mares

accessori-mares

tirosub

CRESSI SUB

cressi

fucili-cressi

cressisub

SEAC

seac

seac-sub

BEUCHAT

beuchat

beuchat-marlin

RIFFE – DESSAULT

riffe

dessault

DEVOTO

devoto

devoto-sub

TOP SUB – SIGAL

top-sub

sigal

BEST DIVERS

best-divers

A breve potrere scaricare la versione completa con molte altre foto, dettagli e informazioni.

stefanobellani

Foto M. N. Petruso

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cressi-subSi svolgerà il 23 febbraio a Trieste il convegno con Umberto Pelizzari dal titolo “La grande storia dell’apnea” in collaborazione con la Cressi sub e il Murena Diving S.C.
L’evento si terrà presso l’auditorium Allianz di Largo Irneri, 1 dalle 17.30 alle 20.00.

Ecco il programma:

15.00 – 17.00
Umberto Pelizzari incontra i fans presso il negozio Bignami di via Cadorna, 5
17.30 – 20.00
Convegno presso l’Auditorium Allianz di Largo Irneri, 1

Durante la manifestazione saranno presentati video, documenti sui record di Umberto e le sue esperienze nei mari del mondo. Tra i partecipanti sarà effettuata un’estrazione di prodotti subacquei gratuiti messi a disposizione dalla Bignami ed a fine lavori non mancherà un piacevole rinfresco.

L’ingresso è gratuito previa registrazione, la capienza dell’Auditorium è di 200 posti.
Per partecipare al convegno ed all’estrazione dei premi bisogna registrarsi inviando una mail con nome e cognome a: info@murena.net

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polosub

Polosub NON sara’ presente all’Eudi Show 2010 di Bologna.

Sarà invece presente al Big Blu di Roma dal 20 al 28 febbraio e al Natex di Atene la prima settimana di marzo.

Come di consueto sono attive da oggi le promozioni del periodo fieristico. Fino al 28 febbraio sara’ possibile acquistare le vostre nuove mute su misura con sconti fino al 20 %.

Per informazioni:
www.polosub.com
info@polosub.com
Tel. 06 5126655

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dippiù?