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salo
Nei giorni 4-5 settembre 2010 in occasione dell’importante manifestazione  “Centoassociazioni” che avra’ luogo nel comune di Salo’ (bs), sul Lago di Garda, l’atleta Homar Leuci tentera’ di battere l’attuale record mondiale di apnea profonda in acqua dolce Cmas di -55 mt. detenuto dal francese Charrier Eric.

L’evento si svolgerà davanti al giardino Baden powell in collaborazione con apnea club Brescia. L’atleta dovra’ scendere nel profondo lago, senza l’ausilio di pesi, nuotando con la monopinna, superare la profondita’ di 55 mt. e sempre  senza nessun ausilio di palloni o altro tornera’ alla superficie nuotando, naturalmente il tutto si svolgera’ con un solo respiro.

L’impresa sara’ certificata dalla Federazione italiana di pesca sportiva e attivita’ subacquee, Fipsas, e dalla Cmas, oltre che garantita da severi controlli antidoping. Ad intervenire in caso di bisogno, sara’ la squadra di assistenza subacuea dei sommozzatori dell’ “Onda nel blu” del lago d’iseo.

L’evento è patrocinato dal comune di Salò. Il giorno 02/09/2010 alle ore 18,00 presso “il baretto” di Salo’ Homar Leuci terra’ la conferenza stampa con rinfresco alla presenza dell’assessore allo sport del comune di Salo’ Sergio Vassallo.

In bocca al lupo a Homar per il tentativo di record!

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Alexander Abela ed Herbert Nitsch si devono essere divertiti molto all’ultimo Freediving World Championship di Okinawa a giudicare da questo divertente video che hanno girato!

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libro-subacqueaLa storia, attraverso un caleidoscopio di foto, documenti e aneddoti.
A cura di Marina e Franco Martini.

Prezzo: 18,90 Euro
Formato: 17 x 24
Confezione: Brossura
Pagine: 204, illustrato a colori

I “Graffiti”, a cui si riferisce il titolo di questo volume dedicato alla storia della subacquea italiana, sono il risultato di una lunga e accurata selezione di materiale storico portato alla luce per dare una voce a tutta la storia della subacquea, senza pregiudizi.

Non solo foto, documenti e stralci da vecchie pubblicazioni ma anche testimonianze raccolte direttamente da chi ha tenuto a battesimo o fatto crescere la subacquea italiana.

“Quelli della tribù delle rocce sono uomini di pelle scura ma chiari di cuore… vivono solitari guardando e sognando. Sanno dove trovare la felicità, ma percorrono strade lontane dal credo dell’umanità, strade percorse solo da rari viandanti.”

Così scriveva dei subacquei nel 1950 Duilio Marcante; così Lino Pellegrini, Folco Quilici, Alessandro Olschki, Gaetano “Ninì” Cafiero, Principe Francesco Alliata di Villafranca, Alessandro Marroni, Faustolo Rambelli, Massimo Scarpati… e tanti altri, tutti citatati nell’indice dei nomi, hanno lasciato “orme” di parole a memoria del passato.

Questa raccolta, che non ha sommario, in quanto non si poteva dare un ordine al contenuto di un sacchetto di perle tutte uguali, è come una vecchia scatola, trovata in solaio, colma di lettere, foto, documenti, banconote scadute, francobolli… pezzi rari, spesso unici, che appassioneranno chi è attento alla storia.

Fà un certo effetto guardare le pubblicità e foto d’epoca e rendersi conto di come siano tanto cambiate le cose da quei “tempi d’oro” della subacquea italiana. Un vero e proprio viaggio nel tempo.

Molto bello il primo aneddoto di Massimo Scarpati sul Campionato Euroafricano del ‘67 durante il quale venne abbandonato dal barcaiolo in mezzo al mare perchè lo avevano minacciato. Prese solo una cernia ma stravinse la seconda giornata, purtroppo non riuscì ad aggiudicarsi il campionato per soli 200 grammi!

Da non perdere, in libreria.

Erga edizioni
Distribuito da CDA Bologna

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leroi-design

LeRoi design, rappresenta una giovane e moderna realtà produttiva nel campo delle mute subacquee su misura e si propone grazie ad una ventennale esperienza nel settore.

Grande importanza è data alle varie fasi del processo di lavorazione e confezionamento delle mute su misura: qualità dei materiali, delle mescole, delle fodere, delle funzionalità del taglio e del design uniti nel processo manifatturiero diretto, offrono soluzioni sempre più idonee alle esigenze della clientela.

Liscio spaccato, foderata, mimetica, personalizzata; sono tanti i modelli di muta disponibili presso LeRoi design.

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L’esperienza di Antonio Piscitelli, titolare di Le Roi design, nella pesca in apnea e nell’agonismo fà si che ogni muta sia studiata per ottenere il massimo, ma lo aiuta anche a trovare sempre nuove soluzioni innovative come il sistema Trick Power, uno speciale schienalino a sgancio rapido che si fissa grazie al neoprene velcrato inserito sulla giacca e garantisce un sistema di zavorramento stabile senza fastidiosi slittamenti.

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Folto il team agonistico LeRoi che vanta forti atleti come Daniele Colangeli, Andrea Settimi, Sebastiano Rosalba, Gabriele Delbene e Jonathan Perez, a cui è possibile rivolgere domande direttamente dal sito LeRoi.

grotto

Oltre alla muta su misura e al Trick Power è possibile acquistare i tanti accessori disponibili, il tutto anche online attraverso l’apposito Shop.

LeRoi design offre il 7% di sconto sui suoi prodotti ai lettori di ilovepescasub. Per ottenere il codice sconto basta registrarsi QUI.

Catalogo prodotti e informazioni sono disponibili sul sito ufficiale: www.leroidesign.it

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Dopo il bellissimo Free Fall con Guillaume Nery, ecco un altro corto girato in apnea molto bello, “Defending the Vandenberg”, a cura della casa di produzione Searen.

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Ciao Jimmy, parlaci un po’ di te, chi sei e di cosa ti occupi?
Sono cresciuto sempre a contatto con il mare, poiché sin da piccolo l’isola di Marettimo mi ha visto saltellare tra uno scoglio e l’altro, e compiere le prime spedizioni sott’acqua.

Le mie passioni sportive mi hanno portato a svolgere diversi sport a livello agonistico oltre l’apnea, come il motocross, lo sci nautico, e la mountain bike. Nel frattempo finiti gli studi a Palermo all’I.S.E.F. cominciavo a specializzarmi sulle attività acquatiche presso la scuola dello sport di Roma.

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I miei impegni si svolgono presso la piscina comunale di Trapani dove coordino le attività di nuoto formative e agonistiche, alleno 2 squadre di pallanuoto maschile e femminile under 15, una squadra di apneisti, e svolgo 3 corsi formativi l’anno di apnea con didattica Apnea Academy.

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Come vedi l’evoluzione di questo sport? Credi che siano in aumento gli sportivi che si avvicinano all’apnea?
Da un decennio i mezzi d’informazione, internet, hanno collaborato a dare maggiore risalto a questa disciplina, che prima veniva vista come una sfida solo per pochi eletti che si contendevano record di profondità. Oggi le numerose scuole di apnea stanno formando nuovi allievi che si affacciano a questa disciplina in maniera consapevole, incrementando il numero dei praticanti in maniera esponenziale.

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Ti piace pescare? Come applichi le tue doti apneistiche alla pesca in apnea? Fai lunghe apnee o più ritmo?
Il mio essere apneista nasce dalla pesca in apnea. Pesco da quando avevo 7 anni e facevo le prime  battute di pesca con la “busa dell’0mbrello”. Ho cominciato a pescare sui banchi agli inizi degli anni 80 con diversi campioni come Nicola Riolo e Riccardo Molteni. Ho partecipato a campionati Italiani ed Europei di pesca come secondo, affinando le tecniche suggerite da questi forti atleti.

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(Jimmy con Nicola Riolo e una cernia di 25 kg presa ai banchi)

Il fatto di essermi affacciato alle gare di apnea profonda, mi ha dato uno spunto per incrementare le performance anche durante le battute di pesca. Ci sono tuffi profondi per esempio sulle cadute dove catturo i dentici, che riesco a  trasformarli in veri e propri tuffi in assetto costante dimenticandomi di avere in mano un fucile. Sgombero la mente da qualsiasi preoccupazione per la cattura e scendo verso il fondo… questo stato di benessere mi ha permesso di catturare prede su filo dei 50 mt.

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L’allenamento poi mi permette, a quote inferiori, di avere un  ritmo di pesca con intervalli brevi per il recupero, anche in presenza di forte corrente (come le pescate al banco), a tutto vantaggio della permanenza sott’acqua.

Uno dei crucci di ogni buon pescatore/apneista è quello di migliorare le proprie performance apneistiche.

Dicci dunque come possiamo allenarci sia a secco che in acqua per migliorare le nostre performance, che non sono necessariamente i metri di discesa ma anche il recupero, il tono muscolare o la mobilità del diaframma.

Come in ogni sport che si affronta con serietà, anche per l’apnea è necessario “periodizzare” una programmazione di allenamento, che cambio da individuo ad individuo in conseguenza al grado di acquaticità e condizione fisica di partenza.

Traccerò quindi delle linee guida di massima che faranno comprendere meglio gli obiettivi da raggiungere. L’apnea ( dal greco mancanza di respiro) rappresenta l’inizio e la fine della subacquea ricreativa. Gli apneisti hanno recuperato con l’allenamento la respirazione dei bambini piccoli, che nella fase di inspirazione coinvolge il diaframma e la parte inferiore dei polmoni affinché con una nuova e più efficace tecnica di respirazione andranno alla scoperta di un mondo diverso: un aspetto della subacquea che crediamo rappresenti la più pura espressione dello sport e del rapporto  dell’uomo con il mare.

discesa-cavo-apnea

Per la maggior parte della gente non allenata l’esigenza di respirare sopravviene dopo 1 minuto, dovendo ben presto riprendere a respirare, spinti da una serie di sensazioni spiacevoli, sia fisiche che psicologiche.

E’ noto che qualsiasi essere umano con il volto immerso nell’acqua subisce un rallentamento della frequenza cardiaca, tale fenomeno è da attribuire a un meccanismo fisiologico noto come “riflesso d’ immersione”, una reazione primitiva che blocca le aree della circolazione corporea non indispensabili alla vita.

free-diveEsso sembra essere un adattamento evolutivo che condividiamo con altri mammiferi, come balene e foche, che innescando una serie di reazioni fisiche in altre parti del corpo, rallentando il battito cardiaco e ne riduce il flusso sanguigno diretto ai muscoli, pelle e organi interni. L’apporto di sangue al cervello resta invece invariato.

Alla base di una buona performanche c’è la componente allenante, che attraverso una pianificazione chiamata periodizzazione, e una programmazione nel tempo scandita da microcicli contenenti proposte altamente condizionanti di allenamento, si costruisce la prestazione. La preparazione mentale è fondamentale in tutti gli sport.

Solo con un giusto approccio mentale si riesce ad andare oltre… Adoro le gare fuori dall’ordinario a metà tra l’avventura  e l’impresa sportiva fatta di fatica che lascia il segno nell’anima e nella memoria…

Miglioriamo la nostra apnea con l’allenamento:

1° periodo, o generale prevede delle sedute a secco per migliorare la parte aerobica attraverso altri sport come la corsa, la bici, o lo sci di fondo. Ogni micro ciclo di una settimana conterrà sessioni di allenamento con carichi progressivi.

2° periodo, si inizia a lavorare anche in acqua con il nuoto di superfice con e senza le pinne (corte). Diamo per scontato che si riesca a nuotare discretamente almeno 3 stili, per meglio ottimizzare le sedute di nuoto che conterranno andature diverse al fine di sollecitare i diversi meccanismi di produzione di energia.

3° periodo, inizia ad essere un po’ più specifico, con lavori misti di superfice e subacquei da svolgere prevalentemente in piscina con e senza attrezzi. Potranno essere svolti anche delle sedute miste, che prevedono combinazioni di allenamento subacqueo e recuperi attivi in superfice.

4° periodo, altamente specifco: lavori in piscina e a mare. A questo periodo possiamo iniziare ad associare lavori in assetto costante con e senza attrezzi e discese a braccia per migliorare le manovre di compensazione, per quanto riguarda il mare. Mentre in piscina tabelle ipossiche ed ipercapniche completeranno i lavori mirati alla costruzione della performance.

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5° periodo, o di mantenimento è nel pieno dell’attività con uscite giornaliere al mare, pescate o discese su cavo variando le quote e le permanenze. Bisogna ricordare che la pesata di conseguenza alle quote o all’attrezzatura utilizzata dovrà essere sempre variata, e l’assistenza sempre in massima efficienza.

Jimmy Montanti

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aida

E’ terminata sabato 10 luglio con le prove di apnea dinamica a Okinawa, Giappone, il settimo campionato mondiale di apnea a squadre AIDA.

A primeggiare sono state le squadre di Danimarca e Giappone che chiudono la manifestazione piazzandosi rispettivamente prima e seconda grazie alle ottime performance nelle tre discipline apneistiche (costante, dinamica e statica) dei propri atleti, fra cui l’ottimo Ryuzo Shinomiya che giocava in casa.

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Da segnalare il nuovo record mondiale di apnea dinamica dell’apneista francese Frédéric Sessa, che realizza la distanza di ben 255 metri.

Il video del record mondiale:

Le classifiche finali complete:

Maschile:

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Femminile:

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Siamo lieti di presentarvi una grande azienda del settore pesca sub e apnea che ha deciso di affacciarsi al mercato italiano delle attrezzature subacquee affidando la propria immagine ad ilovepescasub.

Stiamo parlando della Trygons, azienda greca fondata da Alexander Sarasitis, ingegnere di origini tedesche il cui credo è quello di sviluppare attrezzature per la pesca e l’apnea attraverso le migliori tecnologie e materiali, senza compromessi.

Questo è possibile grazie ai sofisticati macchinari che la Trygons possiede all’interno dell’azienda (3 macchine fresatrici cnc, 4 forni di polimerizzazione, macchine per mixare e iniettare la resina, piscine dedicate per i test e… il mar Egeo a soli 3 km) e da uno staff vario ed internazionale.

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Attrezzature al top della tecnologia quindi per utilizzatori esperti in grado di sfruttare appieno il potenziale a disposizione, come negli incredibili fucili arbalete full carbon nella misura fino a 150 con possibilità di utilizzare fino a 4 elastici (qui il 130 in azione), o gli occhialini in policarbonato su misura realizzati per esigenze di record estremi.

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Ed estremo non poteva che essere il testimonial della Trygons, l’apneista Herbert Nitsch, che ben conosciamo per i suoi incredibili record estremi cui ha contribuito l’azienda greca costruendo per lui la slitta con la quale ha stabilito il record mondiale di apnea no-limits di 214 metri.

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Sul sito ufficiale della Trygons è possibile visionare tutti i prodotti dell’azienda e le informazioni ad essa legata: www.trygons.com

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nettuno

(ovvero: la potenza delle Istituzioni Mediatiche)
La regola non scritta dei mezzi di comunicazione di massa dice che, se una disciplina sportiva NON è “Sport Olimpico”, il mondo non la conosce e, per quanto possa essere bella, questa disciplina non avrà mai un valore paragonabile a quello di uno sport olimpico. Forse solo il rugby ed il golf sono sport tanto famosi da fare eccezione a questa regola, ma pare che presto entreranno a far parte anche loro del grande “impero mediatico” delle olimpiadi, perché davvero nessuno può permettersi di restarne fuori.

Si potrebbe dire che tutto si spiega con la frase: chi è dentro il “circo olimpico” è dei “nostri” (intendendo per “nostri” le istituzioni sportive e televisive) e chi è fuori non conta niente! La televisione fa il bello ed il cattivo tempo e decreta il successo di una disciplina sportiva, nella misura in cui questa disciplina può diventare uno spettacolo “televisivamente commerciabile”, secondo le stesse regole che determinano il successo o il fallimento di trasmissioni popolari come il “grande fratello”, “l’isola dei famosi” o “amici”. Ci devono essere, cioè, tutti gli ingredienti della commedia umana in una forma molto semplice ed in dosi “da cavallo”. Il simpatico e l’antipatico, il buono e il cattivo, il felice e il deluso e così via, come in una specie di “Beautiful” in versione sportiva.

Ma lo sport?
Lo sport passa in secondo piano.

Infatti per qualsiasi sport (ad eccezione forse solo del calcio) vale la regola che, per quanti siano i suoi appassionati ad un certo livello ed i suoi sostenitori che lo conoscono almeno in modo elementare, sono molti di più quelli che non ne sanno niente. Ed è proprio nella spasmodica ricerca del consenso di questo ”spettatore qualunque” che si fonda il successo del concetto televisivo “Olimpico” dello sport contemporaneo. Una volta ogni quattro anni – durante il grande “circo olimpico” – lo “spettatore qualunque” è il cliente corteggiato dal grande mercato mediatico in cui viene offerta qualsiasi attività sportiva sia contrassegnata con l’etichetta olimpica. In molti casi questa opportunità delle Olimpiadi viene a premiare giustamente sport stupendi che, altrimenti, non avrebbero il seguito che meritano, come per esempio il nuoto (in particolare quello di fondo) oppure il triathlon (solo per fare due esempi).

nuoto

In altri casi premia sport che hanno un passato molto suggestivo ma scarso seguito popolare nei tempi moderni, come ad esempio il tiro con l’arco ovvero la scherma. Sto comunque parlando di tutti sport veri, che hanno propri praticanti, appassionati, tifosi e campioni. Ovviamente per questi sport che ho citato, come per tanti altri, non mi resta che dire: viva le Olimpiadi! Sono davvero contento che esista questa opportunità di far conoscere – in qualche modo – tanti meravigliosi sport al di fuori della propria nicchia di appassionati. Quello che ho detto vale per gli sport autenticamente popolari, legittimati cioè dalla passione della gente, indipendentemente dalla “santificazione” mediatica della passerella olimpica.

Ma quando una Istituzione (come quella olimpica)  ha tanto potere ecco che la tentazione di “creare” qualcosa dall’alto senza legittimazione popolare diventa forte. E alla fine succede. Un esempio per tutti è quello del Pentathlon moderno (sport sicuramente spettacolare).

Dove sono i tifosi del pentathlon? Dove gli appassionati? Dove gli atleti praticanti?

E’ inutile cercarli, non ne troverete nessuno.
Prima è nato lo sport e poi gli sportivi (poche decine di professionisti).

Esistono tre medaglie olimpiche in palio e le varie federazioni nazionali si impegnano a cercare un certo numero di atleti eclettici che possano competere per conquistarle, e li mettono sotto contratto. Alcuni di loro provengono dal nuoto, altri dalla scherma, altri dall’atletica e sono costretti – per lavoro – ad imparare le altre discipline.  Ma per come la vedo io è una cosa di una tristezza deprimente e, soprattutto, ingiusta nei confronti dei tanti meravigliosi sport poco conosciuti che, pur essendo popolari e vantando nel mondo centinaia di migliaia (e a volte milioni) di appassionati sono fuori dal “circo olimpico” e, per una ragione o per l’altra, sono destinati a rimanerne fuori per sempre.

Uno di questi sport, il più bello e completo di tutti, è la pesca subacquea.

Noi non potremo mai essere sport olimpico perché ammazziamo i pesci.

Mi viene da ridere amaramente a pensare a questa frase, che sento ripetuta centinaia di volte. Quanto è ignorante ed ingiusto il mondo! Tutti i bravi spettatori televisivi delle olimpiadi possono mangiare “bastoncini di pesce” surgelati, che sono fatti con pesce pescato con mezzi industriali dotati di un massiccio potenziale distruttivo “da pulizia etnica”, ma non possono vedere un omino coraggioso con la muta addosso che si butta in mare in condizioni proibitive per praticare uno sport vecchio come il mondo che rievoca una tradizione culturale millenaria, esattamente come quella della scherma o del tiro con l’arco.

La ragione?
La ragione è che in questo sport si vede che si uccidono dei pesci.

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Chiaramente, per un’ipocrita mentalità perbenista da due soldi, i pesci si possono uccidere tranquillamente, anzi si possono distruggere con  mezzi industriali,  ma lo si deve fare senza che la cosa sia vista e soprattutto lo deve fare qualcun altro (una specie di killer che ce li fa trovare già morti sul bancone del mercato). Allora va tutto bene. E il nostro bravo spettatore può sgranocchiare il suo croccante bastoncino di pesce mentre guarda le gare di atletica alle olimpiadi.

Che ipocrisia!

Per questa ragione possiamo ancora dirci fortunati che ci sia una federazione nazionale e internazionale che organizza gare del nostro sport in modo ufficiale, consentendo ai nostri atleti di fregiarsi di titoli nazionali e mondiali. Anche se a me francamente (facendo un parallelo con il Pentathlon moderno) fa un effetto stonato che si possano fregiare degli stessi titoli atleti che si impegnano in discipline sportive come il “rugby subacqueo” o “l’hockey subacqueo”. Discipline che non conosce nessuno e che io credo siano state inventate di sana pianta a tavolino. Poi magari mi sbaglio e la loro origine nasce dal desiderio di sport di qualche gruppo di frequentatori di piscine. Ma anche in questo caso la questione non si sposta di molto.

Infatti quanti sono i praticanti di questi sport? Dove sono i praticanti di questi sport? Io conosco tante piscine con istruttori di Pesca e di Apnea di varie didattiche, conosco perfino parecchi atleti che si occupano della disciplina del tiro a segno subacqueo (che è un gruppo molto più piccolo). Ma i praticanti di questi strani sport di squadra dai nomi suggestivi, non li incontro mai e scopro che esistono solo quando, ogni tanto, leggo su qualche rivista che si è tenuto un campionato e che qualcuno l’ha vinto. Dico ciò senza nulla togliere alla serietà degli atleti ed alla legittimità delle loro competizioni. Per carità. Se la federazione organizza le gare loro fanno bene ad iscriversi, divertirsi e vincere. Voglio solo intendere che si tratta di sport non paragonabili alla la pesca in apnea che è molto popolare lungo tutti i litorali del mondo (e ovviamente italiani) e che è un vero “sport della gente”.

Recentemente sul Pescasub cartaceo si è fatta una inchiesta sul fatto se le gare di pesca siano ancora attuali o se invece siano ormai da considerare anacronistiche (sempre per quel fatto che durante le gare si uccidono i pesci). Io stesso ho curato la seconda parte dell’inchiesta ed ho intervistato tanti personaggi del nostro mondo per raccogliere la loro opinione su questo tema ma, da bravo cronista, non ho detto la mia. Se l’avessi fatto avrei detto che ero d’accordo con Umberto Pelizzari. Infatti sebbene anche io non abbia mai partecipato ad una gara e quello della “competizione” non sia certo il mio modo di intendere la pesca subacquea.

pelizzari

Tuttavia sento il dovere morale di dire che non c’è niente di male a vivere il nostro sport in una chiave agonistica e ci mancherebbe altro che ci dobbiamo nascondere o vergognare. Anzi alle Olimpiadi (con la “O” maiuscola) ci dovrebbero invitare subito con tutti gli onori!

Molti altri avrebbero seri motivi per vergognarsi e non certo noi.
Allora  perché subiamo l’ostracismo e siamo relegati tra gli sport “popolari fuori dal palazzo”? Non è il valore che ci manca. E nemmeno il numero visto che siamo decine di migliaia di persone. Quello che ci manca, forse, è la capacità di comunicare in modo efficace. Come proprio Umberto Pelizzari ha dimostrato “comunicando” – invece – meravigliosamente il nostro sport in una trasmissione televisiva nazionale (cosa della quale non lo ringrazieremo mai abbastanza).

Saremo capaci di seguire il suo esempio?

Io nel mio piccolo – non certo con i risultati del grande Umberto – ci provo e continuerò a provarci. Spero che lo facciate anche tutti voi.

Gherardo Zei

> Indice Rubrica Figli di Nettuno

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Veramente molto bello questo video sul campione francese d’apnea Stephane Mifsud che ci mostra i suoi record, i suoi allenamenti e… azioni di pesca in apnea!

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Si conclude senza ulteriori record mondiali in apnea la prima tappa a Lindos del free dive contest Skandalopetra.

Dopo il nuovo world record di Karoline Meyer, di cui vi abbiamo già parlato, la petra è passata all’apneista russa Galina Shlyahtenko che con una discesa a -40 metri in 1:06 ha stabilito il nuovo record russo femminile.

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Il forte apneista greco Stavros Kastrinakis, che aveva annunciato il tentativo di un nuovo record mondiale (attualmente detenuto da Herbert Nitsch con -107 metri) dopo un paio di tuffi di prova oltre i 70 metri ha dovuto rinunciare al tentativo di record data la corrente sostenuta che avrebbe potuto compromettere e rendere pericoloso il tentativo.

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Solo qualche tuffo invece per Herbert Nitsch che è stato molto impegnato con i suoi operatori in riprese per un nuovo film/documentario subacqueo.

Peccato infine per la giovane apneista Alessia Zecchini che, essendo minorenne e quindi soggetta alla limitazione ai -15 metri di profondità data dal nuovo regolamento, non ha potuto esprimere tutto il suo potenziale avendo un personale di oltre i -50 metri.

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Commento finale sull’evento:

Veramente una bella manifestazione!

Sicuramente ne sentiremo parlare sempre di più di questa antica disciplina che regala sensazioni uniche con le sue discese in apnea nel blu in totale libertà.

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Spettacolare la location di Lindos, perfetta per questo tipo di manifestazione.

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Peccato che per via dei tentativi di record non tutti sono riusciti a fare molti tuffi con la petra. Il prossimo appuntamento è fissato dal 24 al 28 agosto sull’isola di Milos.

Jimmy Muzzone

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Si continua nella splendida Lindos a tuffarsi con la Skandalopetra, la disciplina che sta appassionando un numero sempre maggiore di apneisti.

Dopo la conferenza stampa dove il Prof. Nikolas Trikilis, organizzatore della manifestazione, e il sindaco di Lindos hanno presentato e dato il via ufficialmente all’evento, ci si è subito messi all’opera per partire con i primi tuffi in apnea.

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Giunti al piccolo porto della baia di San Paolo una barca ha trasportato gli apneisti sulla piattaforma che, trainata da una grossa barca, è stata posizionata al largo su un fondale di 120 metri.

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Profondità non casuale dato che sono stati annunciati tentativi di record da parte dei forti apneisti presenti.

Record che non si sono fatti attendere; infatti il primo, nella categoria femminile, lo ha fissato l’apneista brasiliana Karoline Meyer, che abbiamo di recente intervistato, scendendo a 61 metri di profondità, e stabilendo così un nuovo record mondiale, complimenti!

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Si attendono adesso le super-performance di Nitsch…

Dall’inviato in Grecia, Jimmy Muzzone

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